Renzi, senza le riforme l’Italia diventa il paradiso degli inciuci

Il premier difende la riforma: "Non riduce gli spazi di democrazia: più semplicemente riduce le poltrone, senza toccare minimamente il sistema dei contrappesi. Rende il paese più semplice e giusto"

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BERGAMO. – Se la riforma costituzionale al referendum di ottobre sarà bocciata il Paese “andrà all’ingovernabilità” e sarà “il paradiso terrestre degli inciuci”: parola del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha lanciato la campagna per il “Sì” dal teatro sociale di Bergamo, non senza qualche contestazione degli antagonisti.

Adesso si sceglie chi governa con un accordo in Parlamento “e io ne sono la dimostrazione” ha spiegato, mentre in futuro saranno i cittadini con il loro voto a “scegliere, al posto degli inciucisti di Roma” dando la maggioranza a un solo partito.

L’elenco dei vantaggi della riforma che elenca è lunghissimo: tagli agli stipendi dei consiglieri regionali e dei presidente di Regione, cancellazione dei rimborsi così nessuno si potrà comperare “mutande verdi” con i fondi pubblici come accaduto in Piemonte, risparmio dei 315 stipendi dei senatori in un Parlamento che adesso “è il più costoso del mondo”, competenze chiare delle Regioni che si devono occupare di far andare “bene il trasporto pubblico e la sanità” e non di energia.

E procedure più snelle per le leggi con un monocameralismo di cui, ha sottolineato, parlava “direttamente Enrico Berlinguer”.

Messaggio nemmeno tanto velato alle critiche della sinistra che ha replicato con Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana chiedendosi “chissà come si sentirebbe scomodo Berlinguer a fianco a Verdini…”.

La sintesi del discorso di Renzi per lanciare la campagna (e il sito) “BastaUnSì” è arrivata sotto forma di colonna sonora con le note della canzone di Patty Smith ‘People Have the Power’, ovvero la gente ha il potere.

Centomila firme in due giorni e diecimila comitati entro ottobre sono l’obiettivo di Renzi, convinto che la riforma sarà votata anche “da tantissimi elettori del Movimento 5 stelle, della Lega Nord e di Forza Italia”. E questo anche se i parlamentari di quei partiti hanno “una fifa matta di perdere le poltrone” perché dicono “Roma ladrona, ma quando si accomodano ci stanno benissimo”.

Immediata la risposta di Luigi Di Maio, scettico sul fatto che i pentastellati possano votare “Sì” e convinto che Renzi si impegni per il referendum perché pensa di perdere le comunali. Opinione condivisa anche dal leghista Roberto Maroni.

In effetti, da Bergamo, di comunali Renzi non ha parlato. Il presidente ha dedicato tutto il tempo al referendum che è “una speranza per il futuro”, per il cambiamento. “Non è un caso che nel fronte del “No” ci siano tutti e il contrario di tutti – ha osservato – uniti dall’esigenza di dire no, non si cambia” mettendo insieme anche “Berlusconi e Magistratura democratica” che “magari diventeranno amici”.

D’altronde negli ultimi anni gli esponenti della politica sono stati gli stessi, un po’ come il wrestling dove tutti si picchiano, ha spiegato, ma alla fine sono sempre lì perché “è una grande finta”. Lui invece se il referendum sarà bocciato, si dimetterà.

“Non voglio personalizzare minimamente la campagna” ha assicurato, rispondendo alle critiche di esponenti Pd come l’ex segretario Pier Luigi Bersani. “Loro la chiamano personalizzazione, io serietà. Se vogliono gli inciuci – ha concluso – ne prendano uno più bravo di me. Se invece vogliono le riforme io continuo”.

(dell’inviata Bianca Maria Manfredi/ANSA)