Asse Renzi-Obama al G7, rilanciare gli investimenti

Pubblicato il 27 maggio 2016 da redazione

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi parla con il presidente americano Barack Obama a margine della cena ufficiale durante il summit del G7 in Giappone, 26 maggio 2016.  ANSA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi parla con il presidente americano Barack Obama a margine della cena ufficiale durante il summit del G7 in Giappone, 26 maggio 2016. ANSA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI

ISE-SHIMA (GIAPPONE). – La chiave per la crescita e la ripresa globale sono gli investimenti. Bisogna rilanciarli, perché le politiche monetarie non bastano, servono incentivi, stimoli fiscali e sostegno al ceto medio. E l’Italia non è più sola a sostenerlo.

“C’è grande sintonia con gli Usa”, ma anche con altri Paesi. Matteo Renzi è soddisfatto. Forse di più. Dalle discussioni al G7, dove la crescita mondiale tiene banco con i timori di tutti per una ripresa e una domanda che stentano, forse ha incassato uno dei punti più importanti della sua partita, iniziata due anni fa a Bruxelles in chiave flessibilità e meno austerity.

E ci tiene a ribadirlo: “Solo due anni fa era un pensiero folle di qualche aspirante leader, oggi diventa una piattaforma condivisa. Due anni fa le posizioni italiane erano viste con sospetto, eravamo isolati, oggi c’è piena condivisione”, ribadisce sottolineando di poter citare “i virgolettati di altri leader”.

Non tutti, ovvio. Le distanze con Angela Merkel ci sono e restano: “Ci abbiamo scherzato anche sopra, si continua a discutere con la Germania. Ma loro – spiega – hanno qualche preoccupazione in più, sottolineano i rischi di un atteggiamento che potrebbe essere inviso a parte della loro opinione pubblica. Anzi lo è”.

Renzi minimizza, rivendica il ruolo di un’Italia che è tornata a contare sui tavoli internazionali grazie alla riconquistata credibilità, frutto delle sue riforme: “Se torna protagonista è più facile ottenere risultati positivi” sui tavoli internazionali di cui l’Italia ha bisogno, “così come i G7 e i G20 hanno bisogno dell’Italia e di quello che portiamo: un Paese finalmente stabile, solido che quindi ha una forza maggiore”.

“Il tema degli investimenti è stato riconosciuto da tutti”, torna a ribadire più volte snocciolando anche i dati della sua ricetta: nel 2012-2013, quando avevamo governi – quelli di Monti e Letta – che cercavano di rispettare l’austerity europea, si viaggiava sui 20 miliardi l’anno di investimenti pubblici, la metà di quanto si spendeva nel 2008.

“Non ci dobbiamo stupire che la crescita non è al 2%”, aggiunge, rivendicando che invece con il suo governo “sgomitando in Europa sulla flessibilità – e qualche gomitata l’abbiamo data – abbiamo avuto la possibilità di passare a 58 miliardi di investimenti.

Il premier ribadisce quindi la “piena sintonia” con Obama e gli Usa, “siamo sulla scia obamiana”, “è il modello in cui ci riconosciamo completamente”. La nostra “credibilità non sta nel fatto che stiamo lì da due anni ma che abbiamo fatto le riforme, anche quelle più impensabili”, va avanti Renzi.

Cogliendo l’occasione anche per entrare nelle beghe di casa sulla legge costituzionale in vista del referendum: “Non dà nessun potere in più al presidente del consiglio, riduce i costi delle regioni e accelera la tempistica delle leggi. Una riforma molto semplice, puntuale”, sottolinea, mandando l’ennesimo messaggio alle opposizioni: “Bisogna smetterla di non valorizzare quello che di buono c’è. C’è un tempo per gli scontri e un tempo per aiutare il Paese a crescere…”.

(di Marina Perna/ANSA)

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