Unioni civili: il fronte del “no” alla carica, parte il referendum

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ROMA. – Via la prima parte della legge sulle unioni civili con l’obiettivo di “sbarrare” la strada alle adozioni e distanziare ancor di più le unioni gay dai matrimoni. A quindici giorni dallo storico sì al ddl Cirinnà il fronte parlamentare del no concretizza la sua trincea presentando in Cassazione l’annunciato referendum abrogativo. Quesito che, precisa il Comitato per il NO, lascia intatti i diritti legati alle convivenze stabili ma elimina, di fatto, lo scheletro del provvedimento Cirinnà.

Un Comitato, quello recatosi al Palazzaccio, estremamente trasversale tanto da abbracciare Lega, Fi, Fdi, Cor, Idea e due esponenti alfaniani (Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni) in una sorta di fronte del centrodestra riunito in chiave cattolica.

“Chiediamo un referendum per quelle parti discriminatorie per gli eterosessuali che non possono avere, anche convivendo, la pensione di reversibilità, e nei confronti dei bambini”, spiega Gaetano Quagliariello laddove Sacconi rimarca che “il nodo divisivo resta la genitorialità omosessuale che con il testo approvato sarà riconosciuta da ogni tribunale italiano ed europeo”.

E la proposta di referendum – che ora dovrà ottenere le 500mila firme necessarie – incassa, nonostante lo smarcamento della Cei dei giorni scorsi, l’immediato sì del Comitato promotore del Family Day che, sabato, presenterà a Roma un “Comitato Famiglie per il No”.

Netto, invece, il dissenso del Pd. “E’ un quesito improprio perché riguarda diritti fondamentali delle persone” ma “sono certo che il Paese sia pronto a rimandare il referendum al mittente, come fu per il divorzio o l’aborto”, sottolinea il Dem Sergio Lo Giudice mentre Monica Cirinnà si dice certa che, in caso di referendum, “gli italiani non faranno passi indietro sui diritti”.

Non tutto il fronte parlamentare del centrodestra, invece, è in trincea per il referendum. Per l’azzurra Elena Centemero, ad esempio, la mossa “inasprisce i toni” mentre il leader di Ap, Angelino Alfano, precisa come le unioni civili “per noi non sono materia di scontro” presentando al tempo stesso una serie di proposte a favore della famiglia.

Ma un’ulteriore ombra potrebbe giungere, nelle prossime ore, sulle unioni civili e, in particolare, sulla stepchild adoption: quella della prima sentenza della Cassazione, chiamata a decidere sul ricorso della procura generale di Roma contro la sentenza della Corte d’appello che aveva confermato l’adozione da parte di una donna della figlia biologica, nata in Spagna nel 2009, della sua compagna.

E la decisione della prima sezione civile potrebbe arrivare prima del mese canonico impiegato per le motivazioni della sentenza. “Tenuto conto della rilevanza delle questioni trattate” la causa “sarà decisa in tempi brevi”, fa sapere la Cassazione dove il pg Francesca Ceroni ha invitato la Corte a rinviare la causa alle Sezioni unite od accogliere il ricorso sull’adozione coparentale.

Finora sono 4 le sentenze passate in giudicato perché non appellate. Ma la prima sentenza della Cassazione sulla stepchild potrebbe davvero cambiarne il destino.

(di Michele Esposito/ANSA)

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