Il mondo contro il terrore, non pagare i riscatti

Pubblicato il 28 maggio 2016 da redazione

Hervé Gourdel, 55 anni, originario di Nizza, durante l'esecuzione dei jihadisti di Jund-al-Khilafa, movimento affiliato all'Isis, che hanno mostrato in un video la decapitazione dell'ostaggio francese in Algeria, 24 settembre 2014. ANSA/ARCHIVE.ORG

Hervé Gourdel, 55 anni, originario di Nizza, durante l’esecuzione dei jihadisti di Jund-al-Khilafa, movimento affiliato all’Isis, che hanno mostrato in un video la decapitazione dell’ostaggio francese in Algeria, 24 settembre 2014. ANSA/ARCHIVE.ORG

ISE-SHIMA. – Gli attacchi terroristici, il loro intensificarsi negli ultimi tempi, preoccupano molto i Grandi della terra. E non solo sul piano della sicurezza e la stabilità globale ma anche per l’impatto negativo che possono avere sulla crescita e l’economia, creando un ulteriore preoccupante elemento di instabilità.

I leader da Ise-Shima non si limitano solo alla “dura condanna” delle azioni di Isis, Al Qaida e altre organizzazioni ma vanno oltre e lanciano un vero e proprio appello ai partner: ‘non pagate i riscatti’, che sono una “delle fonti di reddito che supportano la capacità e l’operatività nel condurre attacchi” e “permettono ai terroristi di sopravvivere”.

Anche perché – ricordano – il pagamento incentiva i rapimenti a scopo di estorsione, “incrementando i rischi dei nostri concittadini”.

Un invito, messo nero su bianco nella bozza finale del vertice, che rientra nella strategia più ampia di tagliare le risorse, i finanziamenti al terrore. Il G7 lo ribadisce nel suo vertice a livello di capi di Stato e di governo, dopo averlo già preso come impegno nella riunione dei ministri finanziari e dei governatori a Sendai la settimana scorsa.

“Riaffermiamo questo principio”, sottolineano i leader, che si soffermano anche sui rischi dei voli commerciali, altra “sfida che richiede l’impegno e la cooperazione di tutti i Paesi per misure di sicurezza appropriate e sostenibili”.

“Continueremo a lavorare insieme anche per prevenire il flusso di foreign fighters e dei loro equipaggiamenti”, si impegnano poi i Grandi, che si dicono pronti anche a sostenere i Paesi che hanno bisogno di costruire la loro capacità nella lotta al terrorismo e alle organizzazioni estremiste.

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