Ambasciatore Mignano: “I valori del 2 Giugno sono più attuali che mai”

Pubblicato il 31 maggio 2016 da redazione

Ambasciatore Mignano: “I valori del 2 Giugno sono più attuali che mai”

Ambasciatore Mignano: “I valori del 2 Giugno sono più attuali che mai”

CARACAS – “2 Giugno”. Una celebrazione senz’altro importante che, come spiega il nostro Ambasciatore Silvio Mignano alla “Voce”, quest’anno assume un valore particolare poiché coincide con la celebrazione dei 70 anni della Repubblica Italiana, un traguardo significativo per una nazione assai giovane, sebbene la sua storia risalga alla fondazione di Roma fissata dallo storico latino Varrone al 21 aprile del 753 a.C. e il cui racconto mitologico ci giunge attraverso le opere di Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso e Plutarco.

La commemorazione del 2 giugno e le celebrazioni per i 70 anni della Repubblica coincidono con un momento particolarmente convulso della vita politica del paese in cui si è impegnati a modificare aspetti della “Carta Magna”.

E allora viene spontaneo chiedersi: i valori con cui fu creata la nostra Repubblica, in un mondo che evolve acceleratamente grazie alle nuove tecnologie, sono ancora attuali? E quelli di cui furono portatori i partigiani che, 70 anni fa contribuirono a liberare l’Italia dal fascismo con la loro lotta e il loro coraggio, restano vigenti? Lo chiediamo al nostro Ambasciatore che non ha alcun dubbio.

– Sì, certo – risponde senza indugi -. Ne sono assolutamente convinto. I valori che mossero alla creazione della nostra Repubblica sono più attuali che mai.

Quindi, prosegue:

– Tendo a leggere la storia nella sua completezza. Considero che non si può negare l’importanza decisiva che ebbe l’intervento alleato per arrivare alla fine del fascismo e alla liberazione dal nazismo. Anche così, però, ritengo che l’azione dei partigiani resti fondamentale non solo per lo sviluppo della guerra, e sull’argomento si possono scrivere lunghi trattati, ma soprattutto per il riscatto morale della popolazione dopo il ventennio fascista.

L’Ambasciatore Mignano sottolinea che, a suo avviso, “la Repubblica resta il modello migliore che gli uomini siano riusciti a creare”.

– Le critiche, un diritto che va sempre esercitato – sostiene -, devono essere mosse con onestà e tenendo conto della prospettiva storica. A tutt’oggi non siamo riusciti a costruire un sistema migliore della Democrazia Repubblicana. Nonostante i tanti difetti che gli si possano attribuire, il sistema ha enormi margini di flessibilità. Quindi la Repubblica, nonostante gli sviluppi della società contemporanea e l’irrompere delle nuove tecnologie, continua a essere la risposta adeguata.

– In un mondo in cui si è sempre più convinti della futilità delle frontiere, in cui si sogna un’Europa federata, ha alcun senso commemorare il “2 Giugno”?

– Sono un europeista convinto, senza la minima sfumatura e senza il minimo dubbio – afferma categorico -. Credo sia ingeneroso calcare la mano su errori e difetti, che indubbiamente ci sono, nella costruzione europea. Tutti noi facciamo difficoltà a considerare gli eventi della contemporaneità in una prospettiva storica. E’ giusto sottolineare che mai dall’anno 1000 ad oggi, l’Europa, non andiamo oltre i nostri confini, ha trascorso 70 anni consecutivi di pace, di crescita, di progresso.

Sfido chiunque a portarmi qualunque testo di storia, non importa di quale taglio, che dica il contrario. All’interno dell’Unione Europea non era mai accaduto. Quando si critica, perché è giusto criticare gli errori dell’Unione Europa, bisogna ragionare su cosa fosse l’Europa prima del 1945; bisogna pensare ai morti della prima e della seconda guerra mondiale; bisogna riflettere sulle risposte che non siamo riusciti a dare.

L’epidemia della “Spagnola”… ce la siamo dimenticata? Uccise un terzo della popolazione dell’attuale Unione Europea. Quindi, non sono state solo le guerre, ma anche l’incapacità di gestire la salute pubblica, la causa di tante disgrazie.

Sostiene senza esitazioni che “è importantissimo credere nella costruzione di questo spazio”.

– L’unione Europea – prosegue – ha regole, e strutture che non escludono l’esistenza degli Stati. Allora, ha certamente senso festeggiare la Repubblica Italiana, in una dimensione che non esclude ma si contempera con la costruzione europea. Chi mi conosce, chi è stato con me in Bolivia sa della mia scelta, molto personale, di inserire sempre anche l’inno dell’Unione Europea nei festeggiamenti per il 2 Giugno. Lo farò anche quest’anno. S’interpreteranno tre inni, quello venezuelano, quello italiano e quello dell’Unione Europea.

L’Ambasciatore, non senza orgoglio, ricorda che l’Italia è tra i paesi fondatori dell’Unione Europea. Anzi, precursore dell’idea di questo immenso spazio geografico, economico e politico.

– Altiero Spinelli a Ventotene – rammenta – anticipa il discorso di Schuman, che ne resta la chiave. Non voglio assolutamente togliere i meriti a Schuman, primo ministro francese e architetto del progetto di integrazione europea. Su ciò non si discute. Ma è motivo d’orgoglio che nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, in pieno regime fascista, purtroppo per noi, a Ventotene alcuni intellettuali italiani pensassero già alla costruzione europea.

Lo è anche che De Gasperi abbia saputo cogliere al volo l’opportunità offertagli dai francesi e dai tedeschi affinché l’Italia fosse presente alla costruzione dell’Unione fin dal primo giorno. Per quanto Schuman e Adenauer siano stati i primi costruttori dell’Unione Europea, e nessuno voglia contestarlo, resta che la firma del trattato, nel 1957, avvenne a Roma. Quindi ritengo che commemorare la festa della Repubblica sia assolutamente compatibile con lo spirito europeo.

– L’Ambasciata, da tanti anni ormai, ha festeggiato il 2 Giugno nel nostro Centro Italiano Venezuelano di Caracas. Una commemorazione diventata quasi una tradizione. Quest’anno, invece, la Festa della Repubblica si celebra nella residenza dell’Ambasciatore. Perché?

– Non pensavo che mi fosse fatta questa domanda – ci dice subito l’Ambasciatore Mignano – ma mi fa piacere perché mi offre l’occasione di toccare il tema. Ne ho parlato personalmente con il presidente del Centro Italiano Venezuelano, Carlo Villino, persona che io stimo assai.

Devo dire che per me è normale, addirittura un obbligo che la Festa Nazionale Italiana si svolga nella sede istituzionale dello Stato italiano. Ho fatto l’Ambasciatore in Bolivia per quattro anni. Sarà facile per chiunque di voi fare una verifica con una semplice telefonata. La Festa della Repubblica l’ho sempre celebrata in residenza.

Spiega che al suo arrivo in Venezuela, un anno fa, l’organizzazione per la commemorazione del 2 Giugno era ampiamente avanzata.

– Ringrazio tantissimo per quel che è stato fatto in passato – prosegue -. I rapporti con il Centro Italiano Venezuelano o altre istituzioni italo-venezuelane restano sempre di grande rispetto e collaborazione. Ma per questi eventi è d’obbligo, a mio giudizio, usare la residenza che è territorio italiano.

Non ho bisogno di una residenza come quella che ho per la mia vita quotidiana. Mi accontenterei di un appartamento. Non sono un principe né un magnate. E non voglio fare il principe né il magnate a spese del contribuente. Non credo assolutamente che questo sia il motivo per il quale lo Stato italiano mi fornisce una residenza dalle caratteristiche che tutti conosciamo. Se lo fa è precisamente per organizzare eventi come questi.

Il 2 Giugno, quest’anno e in quelli successivi, sarà commemorato in residenza perché così deve essere. Ritengo il Centro Italiano Venezuelano una entità molto importante che realizza un lavoro splendido. Ma è un’istituzione privata. Ha un’ampia partecipazione ed è diventata importante per quello che fa. Ma non è un’istituzione pubblica che rappresenta la totalità degli italiani come lo è, invece, l’Ambasciata. Credo che sia piacevole, che sia bello per i connazionali festeggiare il 2 Giugno nella casa di tutti gli italiani.

migliano

L’Ambasciatore Mignano parla scandendo le parole. Pacato, sereno a volte si sofferma nella ricerca del termine che meglio possa esprimere un suo giudizio, una sua idea. A volte, ricalca concetti e sottolinea giudizi.

Trascorso ormai un anno, dall’inizio della sua missione diplomatica, è possibile tracciare un primo bilancio del lavoro svolto; un bilancio che ci permetta di analizzare con serenità i risultati di quanto è stato fatto per guardare avanti con ottimismo. Per questo, chiediamo all’ambasciatore Mignano di illustrare quali siano stati, se a suo giudizio ve ne sono stati, i momenti di particolare difficoltà e tensione in questo anno complesso e delicato della vita del Paese.

– Per fortuna non ho dovuto affrontare momenti di estrema drammaticità, come ad esempio quello vissuto nel 2014, che tutti conosciamo – ammette -. Neanche catastrofi naturali, come avvenuto in passato. Pensiamo all’alluvione di La Guaira, nel 1999 e ad altri episodi più o meno tragici. Sono circostanze complesse per l’ambasciatore, il console, il funzionario, che deve affrontarle.

Noi, fino ad oggi, abbiamo affrontato momenti di maggior o minor tensione. Penso, ad esempio, a timori che hanno accompagnato le elezioni parlamentari del 6 dicembre. Poi, fortunatamente non è accaduto nulla di grave. Certamente siamo tutti molto preoccupati per la situazione del Paese e, ovviamente nel mio caso, in particolare di quella della Collettività italiana.

– Giacché si parla della Collettività, l’insicurezza è uno dei problemi più sentiti. Avevamo un esperto antisequestro. Oggi non è più in Venezuela. Quanti sono stati i casi di rapimenti denunciati in Ambasciata e seguiti dall’Addetto alla Sicurezza?

– Da quando sono io in Ambasciata alcune decine – ci dice -. Non vi è stato mese in cui non ci siano stati due o tre episodi. E’ un aspetto molto delicato perché, lo sappiamo tutti, la cifra reale sarà sicuramente più alta. Di tanti casi non riceviamo denunce. Quindi non li possiamo seguire. E’ una scelta che rispetto. Capisco la paura. E’ un sentimento umano. Spinge le persone a non denunciare certi episodi ancora in corso. E’ anche vero, però, che quando i sequestri sono denunciati hanno una maggiore possibilità di soluzione. Credo quindi che sia essenziale che le famiglie prendano contatto con noi, avendo la certezza della massima discrezione.

Ammette che a volte c’è “un’istintiva sfiducia verso le istituzioni che induce a pensare che la segnalazione del rapimento solo porterebbe solo difficoltà”.

– In realtà – prosegue -, stiamo parlando di un funzionario espertissimo che sa come muoversi e che senz’altro ha a cuore la sicurezza del cittadino sopra ogni altra cosa. E’ importante mettersi in contatto con Ambasciata o Consolato che poi trasmettono tutto immediatamente al funzionario della Sicurezza.

L’Ambasciatore Mignano ci tiene a rilevare che “il fatto che non esista un funzionario con l’etichetta di ‘esperto antisequestro’ non ha modificato la situazione in seno alla struttura organizzativa della rappresentazione diplomatica”. E spiega:

– A seguito di una riforma nell’articolazione tra i ministeri degli Esteri e dell’Interno, l’Addetto alla Sicurezza ricopre funzioni a tutto campo, compreso il sequestro. Non importa l’etichetta. La situazione del Venezuela è stata già segnalata al ministero degli Esteri. E continuo a farlo con forza.
Insiste:

– Quello che voglio dire è che la struttura c’è, anche se non ha l’etichetta di antisequestro. Funziona bene e ha ottenuto risultati. Ma nessuno nasconde la tragicità della situazione di fronte a episodi di criminalità che purtroppo accadono quotidianamente nel Paese.

– E per quel che riguarda gli espropri di aziende di nostri connazionali e la situazione delle grandi aziende italiane?

– Le nostre aziende vivono una congiuntura di grossa difficoltà – riconosce -. Non possiamo entrare nel merito di ognuna di esse. Quello degli espropri è l’ambito in cui abbiamo fatto più progressi. Li abbiamo fatti nella trattazione del problema, non ancora, purtroppo, nella sua soluzione. La situazione economica del Paese la conosciamo tutti. Abbiamo un meccanismo di dialogo con le autorità. Dall’autunno dello scorso anno ci riuniamo con esse con regolarità.

Per quel che riguarda invece le ingenti somme di denaro che lo Stato non ha ancora pagato alle grandi aziende italiane, ammette, che “è tutto in alto mare”.

– Siamo ancora lontani da una soluzione – conclude -. Si sta lavorando seriamente e con il ministero degli Esteri venezuelano ci riuniamo tutti i mesi.

(Mauro Bafile/Voce)

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