Tensione nel centrodestra, ma Berlusconi pensa già a referendum

Pubblicato il 06 giugno 2016 da redazione

destra

ROMA. – Il risultato ottenuto a Milano che consente al centrodestra di andare al ballottaggio (così come a Napoli e Bologna) non frena il clima da resa dei conti che ormai si respira tra i partiti della coalizione. Ma se è vero che “uniti si vince”, come dimostra il responso delle urne, la ‘colpa’ di chi abbia mandato in frantumi l’alleanza in realtà decisive come Roma, rischia di mettere in seria discussione la possibilità di proseguire, dopo i ballottaggi, il cammino insieme.

I numeri delle elezioni, come era preannunciato, aprono diversi scenari: in primis la sfida alla leadership di Berlusconi, ma anche la possibilità in vista del referendum di ottobre di poter compattare intorno al ‘no’ altri partiti.

Uno su tutti, il Movimento Cinque Stelle a cui Forza Italia concede l’onore delle armi riconoscendo “una crescita numerica e politica importante che merita rispetto e con la quale bisogna fare i conti”. Ma è proprio in vista delle battaglie che si apriranno dopo il 19 giugno che vedono da subito Lega, Fdi e gli azzurri rivendicare il miglior risultato della coalizione.

Il Cavaliere esulta per la performance di Forza Italia a Milano rispetto alla Lega oltre che alla vittoria della Gelmini su Salvini in termini di preferenze. Primato conquistato anche a Napoli dalla Carfagna.

Quando si parla di Roma e Torino però l’umore in casa degli azzurri cambia visto che nella Capitale FI è sotto il 5% così come nel capoluogo piemontese. A Roma la partita interna al centrodestra la vince senza rivali Giorgia Meloni che per una manciata di voti non è riuscita a soffiare il ballottaggio a Roberto Giachetti. Mentre Matteo Salvini punta sul primo posto del Carroccio a Bologna con la Bergonzoni che andrà a sfidare Virginio Merola.

Ma, al netto dei singoli risultati, il giorno dopo la chiusura delle urne e soprattutto dopo quanto accaduto nella Capitale, a far notizia sono gli avvertimenti inviati all’ex capo del governo. Il leader della Lega non fa mistero di voler esercitare quella golden share del centrodestra che pensa di possedere ed è tornato sull’argomento annunciando una convention dopo i ballottaggi per lanciare un nuovo modello di coalizione. I

n poche parole, insomma, si tratta di un nuovo invito al Cavaliere a farsi definitivamente da parte. Ma il risultato ottenuto del Carroccio a Milano frena la scalata del leader leghista costretto a fare i conti con altri competitor pronti a sfidarlo per la guida della coalizione.

Dopo il risultato conseguito nella Capitale Giorgia Meloni non ha nessuna intenzione di essere messa in un angolo. Anzi: forte del ‘peso’ del suo partito mette in chiaro che “nel centrodestra non sarà più nulla come prima”.

A finire sul banco degli imputati è Berlusconi, ‘reo’ di aver “aiutato Renzi ed il Pd” preferendo l’alleanza con Alfio Marchini all’unità del centrodestra. Oltre al ‘duo lepenista’, però, altri potrebbero ambire allo scettro del centrodestra.

Per il momento resta solo una suggestione ma sono in molti (anche dentro Fi) a guardare con interesse all’ascesa di Stefano Parisi, capace secondo gli azzurri, di saper costruire un consenso molto più ampio dei numeri di Lega e Fratelli d’Italia.

Che i moderati siano il perno della coalizione è da sempre la profonda convinzione del Cavaliere che da Arcore fa presente come “senza i moderati, la destra arriva al massimo al 20% di Roma”. La battaglia per la leadership però non appassiona Berlusconi ormai già proiettato sul referendum di ottobre.

Non è un caso che FI abbia dedicato un lungo passaggio al Movimento Cinque Stelle riconoscendone la maturità politica raggiunta e la possibilità di aprire un confronto. Ed il primo terreno per approfondire il dialogo potrebbe essere proprio la battaglia comune per il no al referendum.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)

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