Alfonso Pecoraro Scanio e la colossale petizione per rendere la pizza Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità

Pubblicato il 08 giugno 2016 da redazione

di Luca Marfè

NEW YORK – Se per assurdo stilassimo un elenco delle parole più note ed universalmente riconosciute in tutto il mondo, be’, “pizza” sarebbe senz’altro tra le prime 10, forse addirittura tra le prime tre.

Un vero e proprio patrimonio dell’italianità: non soltanto popolare (e buonissima!), ma autentico simbolo di tradizione, cultura ed orgoglio per il nostro Paese.

Una ricchezza di cui compiacersi ed al tempo stesso un grande tesoro da tutelare. Come? Facendo sì che l’Unesco la inserisca nel prestigioso elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ed è proprio a questo che la Fondazione UniVerde, nella persona del suo presidente Alfonso Pecoraro Scanio, sta lavorando già da qualche tempo.

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Un iter burocratico lungo e complesso che tuttavia non scalfisce determinazione e fierezza dell’ex-ministro dell’Ambiente, promotore di una colossale petizione.

«Siamo già oltre la soglia del milione e 50mila firme. L’obiettivo è quello di arrivare a quota un milione e mezzo per il Pizza Village di Napoli (settembre 2016), ma soprattutto in vista del novembre 2017, quando il dossier Pizza Unesco sarà al vaglio del comitato giudicante dell’ONU».
La nota pizzeria Rossopomodoro del Greenwich Village di New York è uno dei principali sponsor dell’iniziativa ed ha contribuito a diffonderla in ben 13 Paesi: Gran Bretagna, Germania, Francia, Brasile, Argentina, Australia e Giappone tra gli altri, oltre agli stessi Stati Uniti, naturalmente.
Ad accompagnare in prima linea la causa, c’è l’Ambasciatore Inigo Lambertini, vice-Rappresentante Permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, e la consorte, Maria Grazia. Entrambi fieri delle proprie origini napoletane, entrambi al fianco del progetto con grande entusiasmo.
Coinvolto e sincero Lambertini: «Spero davvero di essere a Parigi il giorno in cui la pizza sarà proclamata Patrimonio Immateriale dell’UNESCO».

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