Migranti, fondi per l’Africa nodo per nuovo Piano Ue

Pubblicato il 09 giugno 2016 da redazione

fondi

BRUXELLES. – Di fronte agli appelli dell’Alto rappresentante Federica Mogherini e del vicepresidente vicario della Commissione Frans Timmermans alle capitali europee ad unire le risorse economiche per accordi “su misura” con i Paesi africani per il controllo dei flussi migratori, in qualche cancelleria c’è già chi storce il naso.

L’approccio generale proposto da Bruxelles piace alla maggioranza dei Paesi, ma davanti alla richiesta di mettere di nuovo mano al portafogli alcuni hanno cominciato a fare dei distinguo.

La prima occasione di confronto, dopo la presentazione della comunicazione che prevede ‘compact’ da otto miliardi nel breve termine, ed un grande piano con cui si vorrebbero attivare fino a 62 miliardi di investimenti nel lungo, è stato il pranzo informale degli ambasciatori dei 28 (Coreper), in vista della riunione dei ministri dell’Interno Ue di dopodomani a Lussemburgo.

Anche in quel caso la discussione sarà informale, durante la colazione di lavoro, quando nella sala saranno presenti solo i ministri.

Secondo fonti europee l’accoglienza del pacchetto da parte degli ambasciatori è stata generalmente buona, e in molti hanno detto che si tratta della giusta direzione, ma alcuni hanno anche osservato che sarebbe preferibile far arrivare l’intero importo dal budget comunitario, mentre altri si stanno già interrogando preoccupati sulle percentuali di contribuzione che spetteranno a ciascuno.

L’Italia, che con la Germania spinge per sgomberare la strada del piano da ostacoli, esorta invece ad aggiungere risorse finanziarie. Perché d’altra parte, come osserva un diplomatico del nord Europa, “è tempo di sostituire le chiacchiere con le azioni. Il costo dell’immigrazione illegale è sicuramente più alto della gestione di potenziali migranti illegali nei loro Paesi”.

Intanto i Paesi Visegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – in una dichiarazione congiunta insistono sull’applicazione del regolamento di Dublino, sul rafforzamento delle frontiere esterne e chiedono di considerare la possibilità di “aprire hotspot fuori dal territorio Ue”.

Tutti temi che saranno affrontati di nuovo venerdì, quando si parlerà anche della rotta migratoria del Mediterraneo centrale e dei movimenti che nelle ultime settimane si sono registrati dall’Egitto verso la Grecia, i quali per ora hanno più l’aria di cosiddetti “incidenti” che segnali dell’emergere di corridoi alternativi.

I dati sugli sbarchi in Italia invece restano poco più alti di quelli dello scorso anno, e non si osserva niente di simile a quanto avvenuto nell’Egeo nel 2015, ma la preoccupazione resta e ci si continua ad interrogare su strumenti aggiuntivi da mettere in campo, anche per contribuire alla stabilizzazione della Libia, principale porto di partenza.

(di Patrizia Antonini/ANSA)

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