Cresce il lavoro, +242 mila occupati in un anno

Pubblicato il 09 giugno 2016 da redazione

Lunghe code e laboratori con gli studenti durante la 20/a Edizione di IOLAVORO presso il Palalpitour di Torino, 6 aprile 2016 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Lunghe code e laboratori con gli studenti durante la 20/a Edizione di IOLAVORO presso il Palalpitour di Torino, 6 aprile 2016 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

ROMA. – Con 242 mila occupati in più nel primo trimestre rispetto all’inizio dello scorso anno e 341 mila dipendenti a tempo indeterminato in più, l’Istat afferma che “gran parte degli indicatori sul mercato del lavoro continuano a segnare un miglioramento”.

Gli occupati sono in crescita sia rispetto ai tre mesi precedenti (+0,1%) sia nell’anno (+1,1%) e calano gli inattivi, che tornano a cercare lavoro e, quando non lo trovano, aumentano le fila dei disoccupati.

Più criticità emergono invece sul fronte della disoccupazione, che riguarda ancora oltre 3 milioni di persone. Il tasso è fermo all’11,6%, come a fine 2015, ma è inferiore di quasi un punto rispetto all’inizio di quell’anno. Nella maggioranza dei casi la disoccupazione è di lungo corso, con ancora 1,7 milioni le persone in cerca di lavoro da più di un anno, nonostante siano calate di 127 mila unità in dodici mesi.

I numeri sui posti di lavoro “qualsiasi paese che vive senza rancore ideologico dovrebbe accoglierli con sguardo sorridente”, ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, all’assemblea di Confcommercio sottolineando che per i posti a tempo indeterminato c’è “un record storico”, anche se “i lavoratori autonomi e le piccole medie imprese sono ancora in sofferenza”.

Il premier, che domani in Cda potrebbe dare il via alla modifica delle norme sui voucher introducendo un meccanismo di tracciabilità con sms, ha poi rivendicato che “aver cancellato l’articolo 18 non ha tolto diritti, non ha permesso di licenziare ma di assumere”.

Su questo, lo ha bacchettato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “nessuno può sostenere che le assunzioni di questo periodo dipendano dalle leggi del governo, – ha detto – dipendono dagli incentivi”.

Non sembra contenta nemmeno la leader della Cisl, Annamaria Furlan, “sull’occupazione siamo passati dal segno meno al segno più, ma non ci possiamo ritenere soddisfatti, ci sono ancora 3 milioni di uomini e donne disoccupati che aspettano un lavoro”, ha dichiarato. Lo scenario appare poi molto differenziato, con cinque tipologie di lavoratori su cui si concentra l’aumento dell’occupazione: gli uomini, gli abitanti del Nord Italia, gli over 50, i laureati e gli stranieri.

Inoltre l’incremento maggiore è per l’occupazione part time, volontaria e non, che raggiunge quasi un occupato su cinque.

Tra le fasce di età, trainano i dipendenti più maturi, di oltre 50 anni, che sono 335 mila in più in un anno, trattenuti al lavoro anche dai cambiamenti dei requisiti per la pensione.

Sono in crescita anche gli occupati più giovani, con meno di 35 anni (+50 mila), che sono stati tra i più colpiti negli anni della crisi, mentre si riducono quelli della cruciale fascia di età 35-49 anni, quando spesso c’è una famiglia da mantenere (142 mila in meno).

Complessivamente, le ore lavorate in Italia aumentano dello 0,5% nel e del 2,1% nell’anno.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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