Per Hillary Trump come Brexit, un pericolo per l’economia mondiale

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NEW YORK. – Donald Trump come la Brexit, se non peggio: “Dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, riporterà l’economia americana in recessione, provocherà il default sul debito e scatenerebbe il panico globale”. Hillary Clinton attacca a testa bassa l’avversario per la Casa Bianca, cercando di sfruttare quello che sembra essere il primo vero momento di debolezza del tycoon da quando è iniziata la campagna elettorale.

L’ex first lady non esita a definire Trump “un pericolo” per quell’economia americana che Barack Obama è riuscito a risollevare dopo aver preso in mano un Paese sull’orlo del baratro, nel pieno della più grave crisi del dopoguerra. Per la Clinton le idee, le ricette del tycoon newyorchese se attuate sarebbero “un disastro”, riporterebbero indietro l’America. E costituirebbero una minaccia per il mondo intero.

Cita molti esperti e osservatori la Clinton, per spiegare come Trump alla Casa Bianca è un fattore di rischio enorme per i mercati globali al pari della sciagurata ipotesi di una “disintegrazione europea”. Parole pronunciate a due giorni dal referendum che dovrà decidere la permanenza o meno della Gran Bretagna nella Ue, e a pochi minuti di distanza dalle preoccupazioni sulla Brexit nuovamente espresse dal presidente della Bce, Mario Draghi, e dalla numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen.

Perché i possibili effetti negativi dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue continuano a provocare allarme in tutte le principali piazze finanziarie del mondo, compresa Wall Street.

Ma Donald Trump sembra non curarsene. E il giorno del voto sarà proprio nel Regno Unito, in Scozia, per inaugurare il suo ‘Trump Turnberry’, esclusivo resort e golf club nella località di Ayrshire, comprato per 51 milioni di dollari nel 2014 e ora completamente ristrutturato.

Forse solo una coincidenza la sua presenza nelle isole britanniche nel giorno che tutto il mondo attende col fiato sospeso. E c’é chi ricorda come Trump – pur non essendosi mai espresso esplicitamente per la Brexit – abbia però detto che per il Regno Unito l’uscita dall’Ue potrebbe essere l’ipotesi migliore.

In un’asse – sottolineano da settimane molti giornali – con l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, che spesso viene paragonato al candidato Usa.

Dal palco di Columbus, in Ohio (uno dei più importanti ‘swing state’ nelle elezioni del prossimo 8 novembre), Hillary contrappone quindi la sua ricetta economica a quella di Trump, punto su punto. E parla della necessità di investimenti in infrastrutture, tecnologia, energia pulita, sostegno ai giovani che frequentano i carissimi college, facendo pagare parte del conto ai più ricchi.

“Mentre Trump – attacca – ha sfruttato per decenni migliaia di lavoratori e abbatterebbe immediatamente le tasse sui ricchi e sulle corporation”. Intanto altre cattive notizie per il tycoon arrivano dalla sua campagna elettorale: sarebbe rimasta ‘a secco’, avendo in cassa solo poco più di un milione di dollari, contro i 42 milioni di Hillary. Una crisi di finanziamenti e donatori che potrebbe pesare come una zavorra sulla corsa del tycoon, proprio nel momento del rush finale.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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