Brexit: i 3 Grandi a Berlino, non c’è tempo da perdere

German Chancellor Angela Merkel (2-L) receives Italian Preime Minister Matteo Renzi (R) for talks following the Britain's referendum vote to leave the EU, in Berlin, Germany, 27 June 2016. EPA/KAY NIETFELD
German Chancellor Angela Merkel (2-L) receives Italian Preime Minister Matteo Renzi (R) for talks following the Britain's referendum vote to leave the EU, in Berlin, Germany, 27 June 2016.  EPA/KAY NIETFELD
German Chancellor Angela Merkel (2-L) receives Italian Preime Minister Matteo Renzi (R) for talks following the Britain’s referendum vote to leave the EU, in Berlin, Germany, 27 June 2016. EPA/KAY NIETFELD

BERLINO. – “Non abbiamo tempo da perdere”. Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi non hanno dubbi: non bisogna “perdere tempo” per avviare i negoziati che porteranno all’addio di Londra all’Unione europea, perché “niente è peggio dell’incertezza”.

Ma attenzione: per avviare i negoziati, serve la “richiesta ufficiale del Regno Unito”, così come prevede l’articolo 50 del Trattato. Prima di allora, con la Gran Bretagna niente colloqui, né formali né informali.

All’inedito vertice a tre a Berlino, che si tiene alla vigilia del primo Consiglio Ue dopo il sì alla Brexit, i leader di Germania, Francia ed Italia (i tre big rimasti dell’Unione dopo che il popolo britannico ha deciso con un voto di dire addio a quell’Europa di cui, sottolinea Hollande, non condividevano già né la moneta comune né lo spazio Schengen), rinunciano all’etichetta di direttorio.

E lanciano un segnale di rispetto tanto alle istituzioni di Bruxelles quanto agli altri Stati membri. Ma al contempo gettano il cuore oltre l’ostacolo, fissando una vera e propria ‘road map’ (sicurezza interna ed esterna, crescita dell’economia e della coesione sociale, immigrazione e un programma ambizioso per la gioventù) su cui l’Unione dovrà prendere da settembre misure concrete, che andranno verificate al 60/mo anniversario del Trattati di Roma.

Da Berlino, con un vertice la cui solennità è confermata dalla diffusione di una dichiarazione comune finale, i tre Grandi danno una risposta chiara al Regno Unito, che con il premier Cameron e il cancelliere dello Scacchiere George Osborne – ma anche con Boris Johnson, ‘uomo forte’ del ‘Leave’ – chiede tempo per uscire dalla Ue dando il via alle procedure previste dall’articolo 50.

“Dovremmo avviare il negoziato per l’uscita dall’Ue solo quando avremo un piano. Alcune aziende hanno interrotto le proprie decisioni su investimenti e assunzioni. Il ritardo nel ricorso all’articolo 50 aiuterà”, aveva spiegato in mattinata Osborne.

“La cosa importante è non lasciare le cose andare per le lunghe, sia per la richiesta di attivazione dell’articolo 50 da parte britannica sia per la nostra risposta”, puntualizza Merkel, secondo cui, per “evitare ogni movimento centrifugo in Ue” serve anche “una proposta concreta agli Stati membri circa le misure concrete da prendere nei prossimi mesi” su terrorismo, rifugiati, Turchia “e tutto quel che riguarda l’aspetto migrazione”, senza dimenticare che “la crescita economica è un ulteriore aspetto fondamentale” per “mandare un segnale chiaro ai giovani”.

Anche per Hollande (il più deciso assieme a Renzi nel chiedere un’accelerazione) “non bisogna perdere tempo”, e serve “dare un impulso all’Ue perché – ammonisce – non c’è niente di peggio dell’incertezza. L’Europa è forte, ma bisogna che ci siano modifiche”.

Il presidente francese non le manda a dire a Londra e ai suoi tentennamenti: “Dobbiamo avere rispetto del Regno Unito, ma bisogna anche esigere rispetto. I rapporti resteranno buoni. Non dobbiamo reinventare l’Europa, l’acqua calda già è stata inventata”, rileva, evidenziando in questa fase l’importanza del ruolo dell’Italia al vertice di Berlino e nel cammino che ne scaturisce.

E il presidente del Consiglio, che gongola per il lusinghiero risultato dell’Italia con la Spagna agli europei di calcio conseguito proprio durante il vertice in Cancelleria, promette: “L’Italia farà la sua parte”. E chiede di “tenere accesa insieme la doppia attenzione: da un lato il buon senso e la lucidità che in questo momento occorrono, dall’altro il bisogno di dare gambe e cuore al progetto europeo per i prossimi decenni.

Il percorso prende atto della decisione della Gran Bretagna, si volta pagina, non si può perdere tempo. Ma contemporaneamente bisogna avere a cuore una strategia che ci porti a ciò che l’Europa deve essere”.

E allora, per il premier, “va bene l’attenzione su sicurezza, giovani e sociale, perché non può essere solo l’Europa delle banche. Quello che è accaduto ci dimostra che questo è un tempo propizio perché si può scrivere una nuova pagina”.

Se ne parlerà di nuovo al Consiglio europeo. E già si annunciano scintille. “Non credo che il duo franco-tedesco possa più fare qualcosa di nuovo per l’Ue”, la loro visione di Europa “non esiste più, i britannici l’hanno respinta con un referendum”, ha detto la premier polacca Beata Szydlo.

Proprio il governo di Varsavia – ha fatto sapere il ministro degli Esteri Witold Waszczykowski – intende mettersi alla guida di un gruppo informale di Stati membri per bilanciare il nuovo direttorio Francia-Germania-Italia. La sfida del Gruppo di Visegrad (che comprende i Paesi dell’est) è lanciata.

(di Francesco Bongarrà/ANSA)

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