Renzi, se perdo vado via. Adesso gigantesca campagna per il referendum

Italian Premier Matteo Renzi during a press conference at Chigi Palace in Rome, Italy, 24 June 2016. ANSA/ANGELO CARCONI
Italian Premier Matteo Renzi during a press conference at Chigi Palace in Rome, Italy, 24 June 2016. ANSA/ANGELO CARCONI
Italian Premier Matteo Renzi during a press conference at Chigi Palace in Rome, Italy, 24 June 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

BRUXELLES. – “Se perdo vado via, come accade in tutta Europa. Non divento un pollo di batteria che fa finta di niente, come loro”. Matteo Renzi conferma di volersi giocare tutto, governo e futuro politico, al referendum costituzionale di ottobre.

Prima a Bruxelles, poi sulla sua e-news, non cede di un millimetro annunciando una “gigantesca campagna di informazione”, “10 mila comitati liberi entro settembre” per promuovere un “tam-tam”, “un porta a porta” per convincere capillarmente tutti gli italiani della validità della sua riforma per il futuro dell’Italia “tornata in Europa non più come imputata o esaminanda”, ma come un Paese che dice la sua “senza prendere lezioni da nessuno”.

E a Massimo D’Alema, che gli chiede di lasciare la segreteria Pd, replica secco: “Non ditelo in Italia – commenta sarcastico – ma in Europa il leader del partito di maggioranza è anche il primo ministro: funziona così nelle democrazie occidentali, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Spagna. E funzionerà così anche in Italia”.

“Se perdo il referendum vado via: è una cosa normale e logica. Solo da noi – osserva dopo il summit europeo – chi perde resta e continua a fare carriera politica per 50 anni. Secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla?”.

Il premier ammette che è una partita a “rischio”, a maggior ragione dopo il trauma della Brexit. Si rende conto che esiste il pericolo che la furia populista, già vittoriosa nel Regno Unito, si possa saldare con il dissenso che viene anche all’interno della sinistra.

“In molti – osserva Renzi – hanno collegato il referendum britannico a quello italiano di ottobre. E tanti amici mi hanno scritto, preoccupati: ‘Matteo, attenzione. Il referendum è un rischio!’ Ehi, ragazzi, non scherziamo! Certo che è un rischio. Ma chi ha paura dei rischi non può fare politica”.

Il ragionamento che si fa a Palazzo Chigi è che la linea di Renzi non è assimilabile a quella di Cameron. Brexit non fa rima con Renxit. “Basta vedere al Parlamento europeo che i M5s stanno con Farage e Salvini sta con Le Pen. Auguri!”, osserva orgoglioso.

Al di là della propaganda, i due referendum, spiegano a Palazzo Chigi, trattano materie totalmente diverse. Inoltre, a differenza di Cameron, non è Renzi che ha voluto il referendum. La consultazione di ottobre è prevista dall’art.138 della Carta, ed è difficile, ragiona il premier, per i paladini della lotta alla casta votare contro una riforma che punta a “ridurre le poltrone e i costi della politica”.

Anzi, proprio chi vota no, “vuole salvare il posto”, “ed è preoccupato dalla fine dei giochi di palazzo”, quindi evita di parlare del contenuto della riforma. E su questo punto Renzi, pur senza citarlo, replica duramente alle critiche ricevute da Massimo D’Alema a Ballarò.

E lo fa, ribaltando sui suoi avversari l’accusa di aver personalizzato troppo la lotta referendaria. “Nei rari momenti in cui i contrari al referendum stanno in tv – commenta sarcastico – non parlano del merito delle riforme, ma di me. Io vorrei che si discutesse del merito. Pare che il 60% degli italiani non conosca su cosa si vota. Tocca informarli. Spiegate a tutti i vostri amici – è l’appello lanciato sulla e-news – di cosa si parla quando si parla di referendum. Raccontate la verità sul referendum. Perché la verità è fondamentale. Basta dire la verità e vinceremo questo referendum: la verità – conclude – è più forte delle bugie, sempre”.

(di Marcello Campo/ANSA)