Si riapre partita Italicum, a settembre torna alla Camera

Pubblicato il 30 giugno 2016 da redazione

Il Tribunale di Messina ha rinviato alla Corte Costituzionale l'Italicum, facendo propri i motivi di incostituzionalità presentati in più tribunali italiani. Cosa prevede la nuova legge elettorale Italicum

Il Tribunale di Messina ha rinviato alla Corte Costituzionale l’Italicum, facendo propri i motivi di incostituzionalità presentati in più tribunali italiani. Cosa prevede la nuova legge elettorale Italicum

ROMA. – L’Italicum, la nuova legge elettorale approvata un anno fa, non è mai stata testata nelle urne, anche perché diventerà utilizzabile solo domani, il primo luglio 2016. Ma già in Parlamento si discute di come modificarlo. E se nelle ultime settimane il dibattito si era svolto sotto traccia, a partire dal Pd, è adesso una mossa di Sinistra italiana a riportare il tema nelle Aule parlamentari: con una mozione, inserita nel programma dei lavori di settembre della Camera, che impegna il Parlamento a cambiare alcuni aspetti ritenuti incostituzionali.

Fin dalla sua approvazione l’Italicum è osteggiato da un fronte trasversale che va da Forza Italia alla minoranza Pd. Tanto che, per evitare che si potesse andare al voto anticipato con questa legge, si è stabilito che fosse ‘utilizzabile’ solo dal primo luglio di quest’anno.

Ma, ironia della sorte, il giorno prima da quella data la richiesta di Sinistra Italiana riapre ufficialmente il dibattito su come cambiarla. Un’iniziativa che viene inserita nel programma dei lavori di settembre in quota opposizione e di cui i capigruppo di Montecitorio prendono atto in giornata.

Perché approdi davvero in Aula, sottolineano dal ministero delle Riforme guidato da Maria Elena Boschi, il testo dovrà però poi essere calendarizzato. Dunque “ad oggi nulla è stato deciso”. Inoltre, viene fatto notare, in Aula non si discuterebbe la legge o le sue modifiche ma solo un “atto di indirizzo”.

“Tutte le leggi, compresa quella elettorale, si possono cambiare se si vuole. Di certo non si cambiano con una mozione…”, sottolinea il capogruppo Pd Ettore Rosato. Ma l’ex Dem Alfredo D’Attorre (ora in Si) rivendica che “la mozione farà chiarezza prima del referendum costituzionale” e il capogruppo Arturo Scotto sostiene che Boschi, “forse molto nervosa”, non può impedire che approdi in Aula a settembre.

Comunque sia, il dibattito è ufficialmente riaperto. I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che non cambia la loro posizione di contrarietà: il testo, concordano con Si, è incostituzionale.

Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo così com’è.

La modifica più richiesta è al momento l’introduzione del premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. Lo chiedono Forza Italia, gli alfaniani e anche una proposta di legge depositata dal presidente del gruppo Misto Pino Pisicchio.

E l’idea sarebbe condivisa anche da un pezzo di maggioranza Pd, in particolare dai ‘franceschiniani’. Mentre i renziani continuano a sostenere la bontà del testo. Ma, nell’attesa che si pronunci Matteo Renzi, anche loro ormai ammettono che “una riflessione” sulle modifiche è possibile e già avviata.

Ma chi vuole realizzarle, osserva Andrea Marcucci, deve trovare una maggioranza che le voti in Parlamento. La minoranza Pd si augura che un’apertura netta sia fatta dal premier nella direzione del partito convocata per lunedì. Anche perché, ricorda Gianni Cuperlo, “un atto di apertura sulla legge elettorale renderebbe anche più semplice il percorso del referendum costituzionale”.

La sinistra Dem ha sempre affermato infatti che è il “combinato disposto” di Italicum e riforma costituzionale a non funzionare. Dunque, afferma Davide Zoggia, se Renzi non apre a modifiche alla legge elettorale un pezzo della sinistra potrebbe non sostenere il referendum.

Quanto invece alla mozione di Si, dalla sinistra Pd emerge qualche perplessità: “A che serve la mozione? Il Pd e la maggioranza non potrebbero che votare contro, per dire che la legge è costituzionale. E poi le modifiche sarebbero ancora più difficili”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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