Rapporto Caritas e Migrantes, cinque milioni di migranti stabili nel 2015

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ROMA. – Al di là delle emergenze, nei fatti, il numero degli immigrati in Italia rimane stabile. Nel corso del 2015 gli stranieri residenti nel nostro Paese sono aumentati di circa 11 mila unità, passando dai 5.014.437 di inizio anno ai 5.026.153 del 31 dicembre.

Crescita misurata anche nel 2014: nell’arco dei 12 mesi la popolazione non italiana è aumentata solo dell’1,9%. Eppure, sottolineano Caritas e Fondazione Migrantes che hanno presentato il Rapporto Immigrazione 2015 “La cultura dell’incontro”, il rischio è che il fenomeno migratorio venga raccontato sulla base della ‘percezione’ e non della realtà.

Il nostro Paese – insiste monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – sta “perdendo attrazione”. E mentre si registrano “i primi cali di presenze straniere nel Nord Est, nelle Marche e in Umbria”, “si continua a parlare di ‘invasione inarrestabile’ in riferimento a 130 mila richiedenti asilo e rifugiati accolti nelle diverse città e regioni: falsificazioni che impediscono un’adeguata politica dell’immigrazione”.

L’assenza di vie regolari per l’ingresso in Italia – sottolineano gli autori del Rapporto – ha di fatto congelato il nostro Paese su numeri che vedono un’incidenza degli stranieri sulla popolazione totale di poco superiore all’8%.

L’unico “forte aumento” riguarda le acquisizioni di cittadinanza: 129.887 nel 2014, +29% rispetto al 2013. Ottenute per lo più da marocchini (22,3%) e albanesi (16,4%), due tra le nazionalità presenti da più tempo in Italia. Quasi il 40% dei nuovi cittadini ha meno di 18 anni e la maggior parte delle acquisizioni avviene per residenza (46,0%).

“Un segnale importante – osserva il direttore della Caritas Italiana, Francesco Soddu – dovrebbe arrivare ora dalla legge sulla cittadinanza, che giace da tanto tempo in Parlamento. Le nuove generazioni hanno bisogno di sentire l’appartenenza al paese in cui stanno crescendo e in cui vivono”.

Stop, poi, alle indebite equazioni, puntualizza il direttore generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino: “l’immigrazione, sul piano meramente economico, conviene”, non porta via posti di lavoro. Inoltre “la strage di Dacca ha inferto un colpo decisivo all’equazione, data per scontata dagli imprenditori della paura, tra immigrazione e terrorismo”.

Secondo i dati del rapporto, nel 2015 il 59,4% degli stranieri risiede al Nord. Le comunità più numerose sono la romena, l’albanese, la marocchina. Per quanto riguarda le persone in età da lavoro, al secondo semestre 2015 tra gli stranieri (4.067.145), rispetto agli italiani, vi è una maggiore percentuale di occupati (58,0% contro il 41,9%).

Emergono, però, diseguaglianze retributive: in generale la paga media degli stranieri è inferiore del 30% rispetto a quella degli italiani e i “lavoratori poveri” sono più numerosi tra gli immigrati (41,7% contro il 14,9%). Nell’anno scolastico 2014-15 gli studenti stranieri sono aumentati dell’1,4% e raggiungono il 9,2% (814.187) del totale degli alunni.

Per quanto riguarda i detenuti, sono stranieri il 33,24% (17.340). I reati più diffusi sono contro il patrimonio (8.192), contro la persona (6.599) o violazioni della legge sulla droga (6.266). Infine il Rapporto ricorda che nel 2015, nel mondo, sono 243,7 milioni le persone che vivono in un paese diverso da quello di origine.

Nell’area Ue-28 gli stranieri sono 35,2 milioni con un aumento del 3,6% rispetto al 2014. Di questi il 14,3% è ospitato in Italia, il 21,5% in Germania, il 15,4% nel Regno Unito. A livello mondiale le rimesse monetarie verso i paesi in via di sviluppo sono aumentate solo dello 0,4% nel 2015. In Italia il volume delle rimesse nel 2014 è stato di 5,3 miliardi, con un calo del 3,1% rispetto al 2013.

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