Feria e festa

Pubblicato il 11 luglio 2016 da Luigi Casale

ferie

A volte ci si chiede come succeda che parole che significano una certa cosa, alla distanza poi vadano a significare una cosa diversa, contraria e, addirittura, opposta. Dipende forse dalle parole? Certamente, no! Dipende dal comportamento dei parlanti, e, se vogliamo, dalle modalità con cui si formano nella nostra testa i significati delle parole che usiamo.
Se per la prima parte della risposta entra in gioco la psicologia, cioè il funzionamento della nostra mente nella dinamica dell’apprendimento della lingua, per la seconda parte invece ci soccorre la semantica storica (o diacronica come si preferisce dire oggi, con una “parola dotta”), una scienza squisitamente linguistica, che studia cioè i meccanismi di formazione e di trasformazione del significato, quali ne siano le cause.

Nella lingua italiana abbiamo due parole: feria e festa, le quali, nella loro comune origine latina, se non sono proprio sinonimi almeno sono molto vicine per significato. Nel nostro conversare quotidiano oggi la feria – o meglio le ferie – sono le giornate di vacanza dal lavoro; mentre le feste sono giornate particolari, di celebrazione o di commemorazione, legate generalmente a ricorrenze o religiose o patriottiche; comunque per chi lavora sono in entrambi i casi giornate libere da lavoro. Fin qui, considerata la loro origine (che cercheremo di vedere meglio nel dettaglio, seppure nei limiti modesti delle finalità divulgative che ci siamo assegnate), ed evidenziato inoltre il tratto comune del loro significato, non dovremmo avere difficoltà a riconoscerle come sinonimi.
Ma quando andiamo ad esaminare gli aggettivi da esse derivati li riscontriamo di segno opposto. Essi se usati vicino a “giorni”, feriali sono le giornate lavorative, mentre festivi sono le giornate di riposo (dette anche non-lavorative). Anche la debole opposizione che esiste oggi tra feria e festa che le vorrebbe specializzate in chiave sociologica, una sul versante civile e l’altra su quello religioso, non regge, se solo andiamo leggermente all’indietro nel processo logico- semantico che ne giustifica l’uso moderno. Infatti se consideriamo la parola ferragosto (banalizzazione del nome di un’antica festività romana: Feriae Augustae) vediamo proprio come presso i Romani con la parola feriae si indicava proprio una festività popolare di origine religiosa. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che l’uso di feria si è diffuso in ambiente cristiano per indicare il nome dei giorni della settimana.

Da feria prima, corrispondente alla odierna domenica (*dies dominica = giorno del Signore), a feria sexta, oggi: venerdì. Termini ancora usati ufficialmente dalla Chiesa (per esempio nell’Ordo Missae). Secondo questo uso, feria significava proprio festa (religiosa). E solo col trascorrere del tempo, opponendosi il termine feria all’altro con cui veniva chiamata la domenica (*dies festa), le due parole andarono a significare proprio quello che noi indichiamo oggi con le parole: feriale e festivo. Intendendo con feriale “giornata normale”, e con festiva “giornata particolare”.

Concludo ora, come promesso, con un breve accenno alla comune radice latina delle due parole.
Il Benveniste, nel suo “Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee” [Ed. italiana: Torino 1976], le fa risalire all’antica parola latina fas (= è lecito); da cui derivano i primi composti fastus (= giorno fausto: in cui “si può” rendere giustizia) e festus (= giorno festivo, gioioso). A fas si oppone ne-fas (= non lecito; vedi l’aggettivo italiano nefasto). Entrambe si ricollegherebbero al verbo for, faris; fatus sum; fari (= dire). Tutte queste parole appartengono alla sfera lessicale (l’insieme delle parole) del diritto divino, e il collegamento semantico al verbo for/fari (parlare), lo si comprende solo se si pensa alla archetipica forma concettuale di diritto come “affermazione resa pubblica e manifesta attraverso una struttura di parole ben definita”.

Altre parole latine con la radice –fas– sono nefastus (= interdetto dalla religione) e infestus (= ostile). Della stessa famiglia fa parte fanum (= tempio): ricostruito da fas+nom, da cui verrebbe fes-na e fesiae che dà feriae (= feste).

* Si sa che nella lingua latina, i nomi della 5^ declinazione sono tutti di genere femminile. Solo il sostantivo “dies” (= giorno), femminile, molto spesso viene usato come maschile. Perciò si ha che dies dominica ha generato la parola “domenica” in italiano, e dies dominicus ha generato i corrispondenti calchi nelle lingue francese e spagnola, ma al maschile: le dimanche, el domingo.

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Luigi Casale

Luigi Casale, insegnante in pensione e pubblicista. È nato nel 1943 a Torre Annunziata, alle falde del Vesuvio. Oggi, continuando a mantenere contatti affettivi e culturali con la Campania, vive tra Bressanone (Alto Adige) e Lussemburgo. Durante la sua carriera professionale, ha insegnato nei Licei dell’Alto Adige, nella Scuola Europea di Lussemburgo, e presso il Dipartimento d’italiano dell’Università di Clermont-Ferrand (Francia). Si occupa di didattica delle lingue classiche e di linguistica generale. Nel più ampio quadro delle questioni pedagogiche e sociali, su queste tematiche offrirà la sua collaborazione in questa rubrica.




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