Venezuelani hanno attraversato la frontiera per acquistare alimenti e medicine

Pubblicato il 11 luglio 2016 da redazione

Venezolanos cruzando la frontera con Colombia para comprar medicinas y comida

Venezolanos cruzando la frontera con Colombia para comprar medicinas y comida

di Mauro Bafile

CARACAS – Certo, non ce n’era bisogno. D’altronde non è solo “vox populi” ma anche una realtà tangibile. Qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto accaduto lo scorso fine settimana ne è la riprova. La riapertura della frontiera con la Colombia ha cancellato ogni dubbio.

Il Venezuela vive una crisi umanitaria di proporzioni mai viste in precedenza. Migliaia di venezuelani si sono riversati nel vicino paese affollando farmacie, botteghe, piccoli e grandi generi alimentari, negozi d’ogni specie.

Per il “Puente Internacional Simón Bolívar”, e il “Puente Francisco de Paula Santander”, che comunicano i municipi del “Norte de Santander” (Colombia) con lo Stato Táchira, e il “Puente José Antonio Páez”, punto d’incontro tra il Municipio Arauca (Colombia) e lo Stato Apure sarebbero circolati circa 35mila venezuelani, stando alle autorità del vicino paese.

E’ impossibile, per il momento, quantificare l’ammontare degli introiti ottenuti dai commercianti colombiani. Ma senz’altro è stata una cifra importante in un weekend anomalo.

Fenomeno inatteso. Sicuramente sottovalutato. Forse il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, e i suoi ministri non si aspettavano che fossero tanti i venezuelani in attesa della riapertura della frontiera con la Colombia.

Quanto accaduto domenica scorsa è stato un duro colpo alla credibilità e reputazione internazionale del governo. Lo è stato anche per la sua politica economica. Fino a ieri i ministri, pur ammettendo alcune difficoltà, hanno sempre smentito che il Venezuela vivesse una “una crisi umanitaria”. E hanno costantemente sottolineato che comunque i venezuelani hanno accesso a qualunque genere alimentare o bene di prima necessità.

Ebbene, domenica scorsa, chi si è recato in Colombia non l’ha fatto per acquistare merci di lusso o articoli dotati di tecnologie sofisticate ma per reperire prodotti legati alla quotidianità. Ovvero, latte in polvere, burro, olio, pasta, farina, biscotti, pannolini per i più piccoli, pannoloni per i più anziani, assorbenti per le giovani, tanto per nominarne alcuni.

Per quel che riguarda le medicine, pare che le più richieste siano state quelle per il controllo della febbre e del diabete, per i malati di Parkinson e Alzheimer, per l’ipertensione arteriosa e per gli infermi di cuore.

Insomma, in molti casi, medicine delle quali non si può fare a meno. Non è mancato chi ha approfittato per acquistare pezzi di ricambio per automobile o moto che in Venezuela sono reperibili solo nel mercato dell’usato o nel mercato nero a prezzi inaccessibili e anche, troppe volte, di procedenza illegale.

E’ vero che il valore del peso colombiano è di gran lunga superiore al “bolívar”, ma lo è anche che, a conti fatti, acquistare un chilo di farina o di pasta, o una saponetta e uno shampoo, in Colombia, è stato alla fine molto più economico che comprarlo dai “bachaqueros”, gli unici ad avere i prodotti che, tante volte, sono anche adulterati. Le testimonianze dei venezuelani che hanno passato la frontiera non per piacere, ma per necessità non lasciano spazio a dubbi.

Il problema, in Venezuela, non è solo il potere d’acquisto, severamente eroso dall’inflazione che corre ormai a livelli di “quasi iper-inflazione”, ma l’accesso ai beni essenziali. Questi sono diventati “uccel di bosco”. Fare lunghe file alle porte dei supermarket o delle farmacie non assicura l’acquisto del prodotto di cui si ha bisogno.

Fino a ieri, i ministri del governo Maduro hanno negato una verità che, con la riapertura parziale della frontiera, conseguenza dell’irruenza con la quale le donne “tachirenses” hanno rotto il cordone della Guardia Nazionale e sfidato la proibizione del Governo, è emersa in tutta la sua gravità. La realtà, dopo mesi di frontiere blindate, ha dimostrato che non era il “contrabbando” a provocare la mancanza di alimenti, medicine e articoli per l’igiene, ma ben altro.

In Venezuela la mancanza di cifre ufficiali rende impossibile quantificare la crisi. I punti di riferimento, il più delle volte, sono dati da organismi internazionali o di categoria. Il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, stima che l’inflazione a fine anno si aggiri attorno al 700 per cento e la contrazione del Pib sia del 9 per cento. Sono queste, comunque, cifre che verranno sicuramente corrette nei prossimi mesi.

Dal canto suo, Conindustria, l’organizzazione degli industriali, ha manifestato con preoccupazione che ormai la capacità di produzione impiegata nei complessi fabbrili, piccoli o grandi, si aggira attorno al 36 per cento. Nel 2015 era del 43 per cento. La produzione ha subito una contrazione del 7 per cento. Ed è oggi insufficiente per coprire il fabbisogno della popolazione. Lo era anche prima, a dir la verità, ma almeno soddisfaceva il 70 per cento circa del mercato nazionale.

L’irrigidimento della produzione industriale, stando ai manager, è provocato dalla mancata assegnazione della valuta necessaria per importare la materia prima. Il controllo dei cambi ha dato allo Stato il controllo della valuta.

Oggi, nelle arche dello Stato, con l’incremento delle importazioni e la riduzione drastica del prezzo del barile di petrolio, valuta straniera ve n’è assai poca. Non si sa se il Governo, come ha fatto negli anni precedenti, potrà rispettare gli impegni internazionali o se, per favorire questi, sarà disposto a castigare il consumatore.

Il Paese è ogni giorno più isolato. Le personalità di spicco di altri governi preferiscono restare al margine delle rivalità che scuotono la politica venezuelana e ritengono che una loro visita ufficiale potrebbe eventualmente essere interpretata come una manifestazione di solidarietà verso l’uno o l’altro bando.

D’altro canto, l’Unione Europea, gli Stati Uniti, e ora anche dell’Osa e il Mercosur promuovono un dialogo pero al tempo stesso esigono il rispetto delle istituzioni, la libertà dei prigionieri politici e la realizzazione del Referendum Revocatorio.

E’ proprio a seguito di questo isolamento e dei reclami della comunità internazionale che il Tavolo dell’Unità condiziona la propria partecipazione al dialogo alla soddisfazione di richieste ben precise. Ovvero, realizzazione del Referendum Revocatorio, libertà dei prigionieri politici, rispetto per il Parlamento e fine della repressione contro chi manifesta simpatie per l’Opposizione.

Nei prossimi giorni si vedrà se effettivamente la mediazione di Unasur e dell’ex premier José Luis Zapatero avrà un seguito.

Ultima ora

18:05Moscovici: Di Maio, si confronti con me, spiace ingerenza

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Chiedo un confronto pubblico a Moscovici, in quanto noi pensiamo che la ricetta di stare nei parametri non abbia funzionato, ma io non penso che debba aumentare il debito pubblico. Noi vogliamo fare investimenti in deficit ad alto moltiplicatore per ripagare il debito e, tra l'altro, Moscovici viene da una nazione che ha sforato il 3% per anni". Lo afferma il candidato premier M5S Luigi Di Maio a CorriereLive sottolineando come dall'Ue arrivi "un'ingerenza che un po' dispiace. E' successo sul referendum e non ha portato neanche bene".

18:04Calcio: Zamparini, anche il Napoli voleva Dybala

(ANSA) - PALERMO, 16 GEN - "Anche il Napoli voleva Dybala. I partenopei mi offrirono Jorginho più un'importante contropartita economica, 30 milioni circa. Ci stavo pensando ma la Juve è stata più brava e rapida a chiudere".Così il proprietario del Palermo, Maurizio Zamparini, a Radio Kiss Kiss. "Per Dybala quella di Napoli sarebbe stata la piazza perfetta. Torino non lo è anche perché è difficile che alla Juventus un calciatore diventi un idolo".E sulla lotta scudetto, Zamparini ha detto: "Prego per il Napoli, è arrivato il momento che la Juventus finisca di vincere. Gli azzurri però non devono avere l'ansia di dover vincere sempre". Una battuta anche sulle vicende politiche del calcio italiano. "Chi andrà a capo della Federcalcio - ha spiegato - non potrà cambiare nulla. Il nostro Paese è così, chi occupa la sedia vuole farlo sino alla morte Siamo un Paese senza cultura del calcio, i miglioramenti si fanno solo negli interessi dei grandi club e non abbiamo neanche l'umiltà di imparare da quelli che sono più avanti di noi".

18:01Lazio: Meloni, candidato?Stiamo lavorando,soluzione ad horas

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Ve la regaleremo nelle prossime ore. Stiamo lavorando molto con grande pazienza per avere l'unità della coalizione che per noi è la questione più importante di tutte perché per vincere c'è bisogno di questa unità". Così la leader Fdi Giorgia Meloni a Rtl 102.5.

17:58M5S: primi rallentamenti per parlamentarie, in tanti a voto

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Primi rallentamenti, per la notevole affluenza, nelle votazioni alla parlamentarie M5S: secondo diversi iscritti al blog di Grillo sono diversi gli utenti che hanno riscontrato problemi nel dare le loro preferenze ai candidati. "Non riesco ad accedere alla piattaforma. Proverò più tardi", scrive Alberto da Treviso mentre Giuseppe, dal bergamasco, protesta: "Mi arrendo; non posso partecipare al cambiamento, mi dispiace". "Ore 13.29, finalmente ho finito di votare", annuncia Giancarlo mentre tanti altri iscritti comunicato al blog di aver effettuato la votazione. Qualcuno, invece, si lamenta per la selezione delle candidature. "In Puglia c'è una situazione assurda. Una esagerazione di candidati che ha ottemperato alle formalità e certamente con fedine e carichi pendenti negativi, non sono state accettati mentre chi non ha completato la documentazione o addirittura non l'ha avanzata, in questa tornata, si é trovato incluso", è l'accusa di Francesco che chiede un intervento celere dei vertici.

17:52Yemen: Ong, 8 milioni a rischio morte per fame

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Nello Yemen in preda alla guerra ben otto milioni di persone sono a rischio di morire di fame: è quanto denunciano in una nota Save the Children e altre 16 organizzazioni umanitarie operanti in territorio yemenita, che chiedono urgentemente la riapertura completa e incondizionata del porto di Hudaydah per consentire l'ingresso ininterrotto di cibo e carburante nel Paese.

17:51Case chiuse: Salvini, prostituirsi è una scelta

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Prostituirsi è una scelta". Lo ha detto Matteo Salvini a Radio anch'io Rai Radio1. Spiegando la sua contrarietà alle droghe leggere e il suo favore alla riapertura delle case chiuse, Salvini ha detto "far l'amore fa bene, drogarsi no". "Prostituirsi - ha affermato Salvini - è una scelta. C'è chi sceglie, invece di fare l' insegnante, il poliziotto, il muratore o il giornalista a Rai Radio 1, di prostituirsi, per soldi". "E' una scelta - ha insistito il leader della Lega - nel mondo sviluppato non si fa finta di niente. Oggi in Italia questo mercato lo gestisce la criminalità. E riguarda 80 mila persone. In Austria, Svizzera, Germania si mettono le regole, si danno garanzie è un lavoro come un altro che si fa per scelta ed è sanitariamente tutelato e tassato. Io al Governo voglio un paese con delle regole", ha concluso.

17:51Calcio: Florentino Perez, via libera a offerte per C.Ronaldo

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Florentino Perez, presidente del Real Madrid ha dato il via libera a Jorge Mendes, agente di Cristiano Ronaldo, di prendere in esame offerte per il suo assistito per la prossima estate. Lo scrive oggi il portoghese 'Record' dopo che nei giorni scorsi la stampa spagnola ha più volte riportato il disappunto del 5 volte Pallone d'Oro per il mancato adeguamento contrattuale da parte del club blanco. Il 33enne portoghese chiede 50 milioni netti l'anno e vista l'indisponibilità di Perez a venirgli incontro, vedrebbe di buon occhio un suo ritorno al Manchester United, CR7 è anche un vecchio 'pallino' del Psg che la scorsa estate era arrivato a offrire 200 milioni al Real e 120 l'anno al giocatore. Nonostante i ripetuti attestati d'amore verso il suo attuale club, scrivono in Portogallo e Spagna, le dichiarazioni pubbliche non solo non hanno trovato alcuna risposta da parte di Perez ma al portoghese non sono sfuggite le continue strizzatine d'occhio che il n.1 del club lancia nei confronti di Neymar.

Archivio Ultima ora