Pressing sindacati, minaccia autunno caldo su contratti

Pubblicato il 12 luglio 2016 da redazione

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ROMA. – A fine anno i dipendenti che andranno a lavoro in base a vecchie regole e salari congelati saranno “oltre 12 milioni”, avvertono Cgil, Cisl e Uil. A settembre tireranno le fila e non è escluso il ricorso allo sciopero, stavolta generale, almeno nello scenario più buio, di stallo su tutti i fronti.

I sindacati lanciano un ultimatum a imprese e governo per rinnovare i contratti scaduti. Due sono le partite considerate decisive: i rinnovi per i pubblici e per i metalmeccanici.

La richiesta che arriva dall’attivo unitario, con circa mille delegati presenti, è chiara: chiudere al più presto gli accordi. E altrettanto esplicita è la minaccia che incombe, quella di un autunno caldo. L’intenzione è creare una linea comune, trasversale a categorie e sigle.

La trattativa per le tute blu, 1,5 milioni di lavoratori, è partita in salita e anche il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, usa toni forti, definendo la posizione di Federmeccanica “regressiva”, “intransigente” e “inammissibile”.

Alla domanda se basterà un invito per convincere esecutivo e aziende, Furlan risponde che “assolutamente” sì, visto che in questi mesi gli scioperi non sono mancati.

La numero uno della Cgil, Susanna Camusso, assicura che “la mobilitazione”, che qualifica come “confederale”, andrà avanti. Lo snodo sarà rappresentato, ancora una volta, dalla legge di Stabilità, decisiva per il pubblico impiego: si aspettano risorse aggiuntive rispetto ai 300milioni già stanziati.

Invece la Uil di Carmelo Barbagallo si spinge in avanti, facendo intravedere la possibilità di uno stop generalizzato: “il nostro obiettivo è fare contratti e non lo sciopero”, ma senza rinnovi “c’è lo sciopero”. Insomma, annuncia Barbagallo, “se non ci saranno risposte chiare e nette, a partire da Federmeccanica, uno sciopero se lo beccano”.

Il quadro è però più complesso, perché in contemporanea sta proseguendo il confronto sul modello contrattuale. Furlan che “intravede una possibilità di dialogo” con Confindustria, posto che “il contratto nazionale non è sostituibile”. Non solo, in autunno ci sarà anche il referendum costituzionale, su cui i sindacati iniziano a prendere posizione e non sempre tutto coincide. La Uil per la prima volta dice la sua in merito, proclamandosi favorevole a uno spacchettamento. Ma anche su questo l’ultima parola è rimandata a settembre.

(di Marianna Berti/ANSA)

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