Ddl povertà: arriva il reddito minimo di inclusione

Pubblicato il 12 luglio 2016 da redazione

Foto Daniele Leone / LaPresse 07.07.2014 Roma, ItaliaCronaca Flash mob della Campagna ZeroZeroCinque per l'introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie contro la povertà e i cambiamenti climatici. Piazza MontecitorioPhoto Daniele Leone

Foto Daniele Leone / LaPresse
07.07.2014 Roma, ItaliaCronaca
Flash mob della Campagna ZeroZeroCinque per l’introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie contro la povertà e i cambiamenti climatici. Piazza MontecitorioPhoto Daniele Leone

ROMA. – Si potrebbe definire “reddito minimo di inclusione” la misura di intervento contro la povertà. Ancora non si sa se riguarderà anche gli stranieri presenti legalmente in Italia ma certamente questa proposta ha riacceso il confronto più che polemico tra Il Pd e l’M5s, da sempre fautore del reddito minimo di cittadinanza.

Il Pd difende la sua proposta che ha regole, destinatari identificati e norme di applicazione contro l’erga omnes proposto dal M5s. E lo scontro si riaccende. “Il Partito Democratico non solo non è contrario al reddito minimo, ma è prossimo ad approvare un disegno di legge presentato dal Governo finalizzato ad introdurre in Italia la prima misura strutturale di contrasto alla povertà, ovvero di reddito minimo, su cui ieri si è svolta la discussione generale in aula dopo un lungo e proficuo lavoro delle Commissioni Lavoro e Affari Sociali della Camera”, chiarisce la deputata del Pd Ileana Piazzoni, una delle due relatrici del provvedimento sulla povertà all’esame della Camera.

A proposito del dibattito che contrappone il M5s al Pd, Piazzoni precisa: “Nella discussione ho evidenziato come sia del tutto fuorviante continuare a confondere la nozione di reddito minimo con quella di reddito di cittadinanza”. “Riciclate la social card del 2012 e la chiamate “reddito minimo di inclusione”? Ma ci credete fessi @Deputatipd?”.

Così la deputata M5s Giulia Di Vita, su Twitter, ha commentato l’emendamento presentato in aula alla Camera da Donatella Lenzi (Pd) al ddl povertà, proprio sulla denominazione della misura nazionale di contrasto alla povertà. Non contenti i M5s tornano sulla questione con una nota dei capigruppo di Camera e Senato.

“Da un lato osserviamo una costante disinformazione messa in pratica dal Pd rispetto al reddito di cittadinanza, dall’altro un maldestro tentativo di copiare il Movimento 5 Stelle su quello che è un tema importante come la lotta alla povertà. Un provvedimento serio prevede investimenti seri, esattamente quello che il governo non fa – aggiungono -.

Nel frattempo il Comitato dei 18 (commissioni Lavoro e Affari Sociali) ha accantonato la gran parte dei circa 200 emendamenti presentati al testo. Tra questi molti proposti da Ap per colpire quelle furbizie che aggirano la tutela dei più deboli: dai matrimoni tra ragazze giovani e ultra sessantenni alle finte separazioni per avere ritorni nelle graduatorie del welfare alla revisione per la reversibilità per gli assegni familiari per gli studenti oltre una certa età.

E’ stato intanto approvato un emendamento presentato dal deputato Nino Minardo di Area Popolare a favore delle famiglie indigenti con figli disabili a carico. Il disegno di legge prevede, infatti, che il piano nazionale per la lotta all’indigenza ed all’esclusione sociale sia rivolto, con una graduale estensione dei beneficiari e con un graduale incremento dei benefici, a determinati soggetti. La norma non prevedeva, però, tra i beneficiari dello stesso piano, i nuclei familiari con figli disabili a carico che risultavano, pertanto, esclusi da qualsiasi beneficio.

L’emendamento approvato va proprio in questa direzione ed estende “prioritariamente” il beneficio delle risorse ai nuclei familiari con figli diversamente abili a carico. “E’ necessario – dice Minardo in una nota – che il Governo ponga sempre maggiore attenzione alla condizione che richiede costante impegno in cui si trovano i nuclei familiari con figli disabili a carico che il più delle volte necessitano di cure indispensabili anche per la loro sopravvivenza. Un sistema di welfare evoluto abbisogna che i benefici siano indirizzati anche e soprattutto nei riguardi di coloro che vivono una condizione diversa come i soggetti disabili ed il mio emendamento prevede ciò”.

(di Paolo Cucchiarelli/ANSA)

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