Ap, si temono nuovi addii

Alfano e Schifani
Alfano e Schifani
Alfano e Schifani

ROMA – Il centro è sempre più in fibrillazione. La debacle del governo alle amministrative e l’avvicinarsi del referendum sulle riforme hanno riacceso lo scontro all’interno di Area Popolare: Udc e Ncd sono ai ferri corti ed il gruppo parlamentare al Senato rischia nuove uscite creando non pochi malumori nella risicata maggioranza di Palazzo Madama.

Dopo le dimissioni di Renato Schifani da capogruppo al Senato, Angelino Alfano è corso ai ripari: i senatori hanno eletto “per acclamazione” Laura Bianconi nuova capogruppo. Un tentativo per ricompattare immediatamente i ranghi e rispondere “a coloro che ci lanciano il malocchio, dicendo che siamo morti fin dalla fondazione del partito”.

– Siamo un gruppo fondamentale per la sopravvivenza di questo governo – ha sottolineato la nuova presidente dei senatori lasciando intendere che – con loro alleati – non ci sono problemi di numeri a Palazzo Madama. Ma la scelta della Bianconi ha portato alle dimissioni di Luigi Marino da vice capogruppo: il senatore, proveniente da Scelta Civica, puntava infatti al salto di ruolo.

A riaccendere i malumori interni, in ogni caso, sono state le dimissioni annunciate ieri da Schifani. L’ex fedelissimo di Berlusconi anche oggi è tornato a criticare Angelino Alfano, colpevole di aver “assunto una posizione eccessivamente filo-governativa” ed essersi appiattito sulla sinistra.

– Quando Alfano ha detto che Ncd avrebbe dovuto costruire un nuovo partito con Casini e Tosi per decidere in seguito quali alleanze stringere senza alcuna progettualità – sottolinea Schifani – non me la sono sentita di guidare il gruppo sulla base di questa proposta.

E poi ci sono le “offese” al Cavaliere:
– Mi hanno disturbato molto. Ho assistito a vere e proprie metamorfosi da parte di chi era stato eletto sotto il simbolo di Berlusconi ma poi non ha esitato ad attaccarlo.

L’obiettivo di Schifani è “recuperare forze e soggetti politici che possano dare un contributo a ricostruire un nuovo centrodestra”. L’ex presidente del Senato si dice pronto anche a dialogare con Matteo Salvini. E’ evidente che le sue intenzioni divergono da quelle di Alfano.

Tra i centristi sono tanti i punti di rottura. L’Udc lamenta una “sotto-rappresentanza” nel governo rispetto ai colleghi di Ncd; tra gli stessi senatori del Nuovo Centrodestra c’è una spaccatura interna tra chi, come Sacconi e Formigoni, chiede una virata a destra e chi, come la Chiavaroli o lo stesso Marino, auspicano un ulteriore avvicinamento a Renzi.

I senatori Di Biagio e De Poli, seppur giustificati, non hanno partecipato alle votazioni del nuovo capogruppo. Anche Pier Ferdinando Casini non ha partecipato all’elezione della Bianconi ma sostiene le posizioni filo-governative.

Sulla posizione di Schifani sarebbero i senatori Azzollini ed Esposito. Ma il malcontento sarebbe generale. In realtà, si attende di capire quali possano essere i movimenti nel centrodestra. Soprattutto a ridosso del referendum che potrebbe segnare la fine del governo Renzi.

Berlusconi per il momento tace. Nel Palazzo restano in posizione attendista anche gli “ex” come Gaetano Quagliariello e Mario Mauro che hanno abbandonato il progetto di Alfano già da tempo. Dal canto suo, il leader centrista non appare preoccupato ma è attento a ricompattare i suoi per evitare sorprese.

L’obiettivo – spiega chi gli è vicino – sarebbe arrivare all’approvazione del referendum per poi fare un check all’esecutivo e modificare l’Italicum con l’inserimento del premio di maggioranza per la coalizione e non più per il partito: una soluzione – viene spiegato – che potrebbe far rientrare molte posizioni critiche.

(Teodoro Fulgione/ANSA)

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