Trump lancia la sfida: Sono la voce dell’America

Pubblicato il 22 luglio 2016 da ansa

Trump lancia la sfida: Sono la voce dell'America

Trump lancia la sfida: Sono la voce dell’America

CLEVELAND – E’ il discorso della vita. Il più importante. E Donald Trump promette di essere la voce dell’America.
– Il 20 gennaio 2017 gli americani si sveglieranno finalmente in un Paese dove le leggi vengono fatte rispettare – afferma -. Io sono il candidato dell’ordine e della legalità.

Per un’America di nuovo sicura, di nuovo ricca, di nuovo grande. Ci sono tutti i cavalli di battaglia della corsa inarrestabile di Trump nel discorso di accettazione per la nomination repubblicana che ne fa ufficialmente il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Grand Old Party, tra standing ovation, boati e festeggiamenti inimmaginabili un anno fa, quando l’istrionico miliardario lanciava la sua campagna dall’esito incerto e con quasi nessun appoggio.

Oggi la Quicken Loans Arena di Cleveland è sua. La tanto invocata unità l’ha trovata qui, il partito d’ora in poi seguirà. Oltre un’ora: è il più lungo discorso di accettazione della nomination da quello di Bill Clinton, nel 1996, che parlò per poco più di 64 minuti. Ed è a chiara firma Trump.

Emozionato quando sale sul palco, teso anche, poi prende il ritmo e resta negli argini, come richiede la circostanza. E’ chiaro però a tratti che vorrebbe rispondere alla platea ma si trattiene. Non oggi. E’ il momento della promessa di ‘aggiustare’, e in fretta, un’America spaventata.

E allora la sicurezza prima di tutto: sulle strade, nelle città, distruggendo l’Isis e annientando la minaccia terroristica. Un’America cui promette verità (“se volete menzogne andate alla convention democratica la prossima settimana”) e dove non è più il tempo del politically correct. Dove serve un cambio di leadership, contro l’eredità di Hillary Clinton che è “morte, distruzione, terrorismo e debolezza”.

I toni non sono sopra le righe ma conferma tutto, punto per punto, ciò che ha promesso mese dopo mese:
– Gli Stati Uniti devono immediatamente sospendere l’immigrazione da tutti i Paesi che sono coinvolti con il terrorismo fino a che non sia realizzato un meccanismo di controllo efficace.

L’ingresso in America sarà concesso solo “a chi sostiene i nostri valori e ama la nostra gente”. Anche il muro si farà, “fermeremo l’immigrazione illegale”. E la Costituzione verrà protetta da un giudice della Corte Suprema nominato da un presidente repubblicano. Lo stesso che da Cleveland e da candidato garantisce che proteggerà la comunità Lgbtq.

Trump dipinge così un’America cupa e punta tutto sulle sue paure.
– Un discorso molto cupo e terribile, spaventoso – è la prima reazione dall’entourage della famiglia Bush attraverso la ex speechwriter di George padre, Mary Cary, che twitta mentre Trump sta ancora parlando.

Risponde subito anche Hillary Clinton:
“Non sei la nostra voce”, twitta la candidata democratica accettando però la sfida:
“Sì, costruiremo un muro tra te e la presidenza, Donald Trump”.

(Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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