Dalla Turchia accuse agli Usa: golpe finanziato dalla Cia

Pubblicato il 25 luglio 2016 da ansa

turchia

ISTANBUL – Il tentativo di golpe in Turchia è stato finanziato dalla Cia e diretto da un generale americano. Covata per giorni da autorità e media locali, la clamorosa accusa finisce oggi sulla prima pagina di Yeni Safak, quotidiano vicinissimo al presidente Recep Tayyip Erdogan.

Con tanto di nome e cognome del presunto organizzatore del putsch: John Campbell. L’ex comandante della missione Isaf della Nato in Afghanistan viene definito senza mezzi termini come “l’uomo dietro il fallito colpo di stato in Turchia”, responsabile di averlo pianificato militarmente e finanziariamente.

Ai suoi ordini, scrive il giornale citando fonti dell’inchiesta, ci sarebbe stato uno stuolo di almeno 80 agenti della Cia a cospirare sin dal marzo 2015, corrompendo i militari turchi con oltre 2 miliardi di dollari messi in circolazione attraverso una filiale in Nigeria della United Bank of Africa.

Le infiltrazioni sarebbero arrivate fino alla base Nato di Incirlik, da cui partono i raid della Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, e il cui responsabile locale, il generale Bekir Ercan Van, è già stato arrestato.

Dopo il suo pensionamento, nel maggio scorso, Campbell si sarebbe recato in Turchia almeno 2 volte per incontri segreti con alti ufficiali golpisti. Accuse pesantissime che piovono come un macigno sulle già tese relazioni diplomatiche tra Ankara e Washington per la richiesta di estradizione del magnate e imam Fethullah Gulen, la presunta mente del golpe.

Dopo che nei giorni scorsi era intervenuto direttamente Barack Obama, definendo “inequivocabilmente falsa” la voce secondo cui gli Stati Uniti fossero anche solo a conoscenza dei piani golpisti, il nuovo attacco personalizzato rischia di scatenare una crisi diplomatica.

E nelle stesse ore in cui si spara verso Washington, Ankara ringrazia Vladimir Putin per il suo “sostegno incondizionato”. Intanto, purghe e arresti proseguono senza sosta. Oggi 5 mila dipendenti sono stati sospesi dal ministero della Salute, 211 dalla compagnia di bandiera Turkish Airlines e 198 da quella delle telecomunicazioni Turk Telekom.

Il totale delle epurazioni dalle pubbliche amministrazioni supera così quota 50 mila, senza contare i 21 mila docenti cui è stata revocata la licenza per insegnare nelle scuole private.

Stamani è stato anche spiccato un mandato d’arresto nei confronti di almeno 42 giornalisti. Tra loro, la veterana Nazli Ilicak, da tempo critica nei confronti di Erdogan dopo un passato politico nella destra islamica e da giornalista nel quotidiano filo-governativo Sabah.

L’arresto è stato richiesto anche per giornalisti dell’opposizione liberale, come l’ex responsabile dei contenuti digitali di Hurriyet, Bulent Mumay. In manette sono finiti anche altri 31 accademici. Nel frattempo, Erdogan ha incontrato i leader dell’opposizione nel suo palazzo presidenziale di Ankara, escludendo però quelli del partito filo-curdo Hdp.

Dopo la manifestazione di ieri a piazza Taksim a Istanbul dei socialdemocratici, un nuovo segnale di unità nazionale per affrontare un’emergenza di cui in Turchia non si vede la fine.

(di Cristoforo Spinella/ANSAmed)

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