Referendum, Bersani a Renzi: “Se vince il No devi restare”

Referendum: Bersani a Renzi: “Se vince il ‘No’ devi restare”
Referendum: Bersani a Renzi: “Se vince il ‘No’ devi restare”
Referendum: Bersani a Renzi: “Se vince il ‘No’ devi restare”

ROMA – La data del referendum resta un’incognita, ma la tensione, soprattutto sul dopo voto, sale, anche perché i sondaggi parlano chiaro: è vero che il 44% degli italiani che si dichiara pronto ad andare alle urne dice di voler votare a favore della riforma Boschi, ma una percentuale non trascurabile del 18% di tutti gli intervistati spiega che sì, al seggio ci vorrebbe andare, ma non saprebbe ancora cosa scegliere tra il “Si” e il “No”.

Il 59% del campione, infatti, ammette di non conoscere i contenuti del provvedimento. In questo quadro, che tiene il Pd con il fiato sospeso anche sul fronte della legge elettorale perché sondaggi altrettanto significativi danno i Dem perdenti contro il M5S in caso di ballottaggio, Pier Luigi Bersani insiste nel dire che, in caso di vittoria del “No”, Renzi non dovrebbe lasciare Palazzo Chigi.

Lui, ironizza, al premier gliel’aveva detto “ben prima” dello spindoctor Jim Messina di non personalizzare la consultazione, e glielo aveva detto anche “gratis”, ma non era stato ascoltato. – Forse se mi fossi chiamato Jim Bettola – taglia corto con una battuta Bersani -, il messaggio sarebbe arrivato.

Sarebbe giusto che Renzi restasse al suo posto – incalza -, anche se per come è stata messa giù la questione certamente il giorno dopo si creerebbe un problema politico. Ma legare un governo a una Costituzione è un errore perché, la Costituzione non c’entra col governo”. Che precedente creiamo? – domanda – Che ogni governo che arriva si fa la sua Costituzione?

Forza Italia, che invece punta a un nuovo esecutivo post referendario, magari di unità nazionale, contesta l’analisi di Bersani. Tanto che il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, gli dà del “perfido” e chiede:

-Per quale ragione dovremmo tenerci un premier così? Al di là dei tatticismi tanto cari alla sinistra Pci-Pds-Ds-Pd è bene – aggiunge – che chi è causa del suo mal pianga se stesso e vada a casa…

E una volta “mandato a casa Renzi”, Stefano Parisi, chiamato da Berlusconi a ricompattare il centrodestra forse proprio in vista di un nuovo governo di unità nazionale come ipotizza Giorgia Meloni (FDI), spiega come dovrebbero andare le cose:

– Servirebbe un esecutivo chiamato a predisporre un processo costituente nuovo e bipartisan. E bisognerebbe dare il tempo alle Camere di lavorare fino al 2018, anche per varare una legge elettorale adeguata: perché la maggioranza di governo deve rispecchiare la maggioranza degli italiani.

E nell’attesa, soprattutto di una data certa, è proprio sulla modifica della legge elettorale che la sinistra Dem continua a spingere, forte del risultato delle comunali che ha spaventato non poco la maggioranza e alla luce dei sondaggi che in caso di ballottaggio danno il M5S al 54% contro il Pd al 46%.

Dopo l’invito del Guardasigilli Andrea Orlando a riaprire il “cantiere” sull’Italicum prima del referendum, oggi è la volta del senatore Federico Fornaro.

– Non c’è più tempo da perdere – è il suo appello – nella chiarezza e alla luce del sole il Pd riapra subito il capitolo del superamento dell’Italicum senza tatticismi e sterili furbizie. Noi abbiamo presentato il Mattarellum 2.0 – ricorda – per riavvicinare gli eletti agli elettori, ma comunque è indispensabile che il Pd si faccia promotore di un’iniziativa parlamentare per riscrivere la legge.

Almeno, come propone Orlando, nella parte del ballottaggio: sistema che, a gran parte dei Dem, non sembra più “una buona strada”.

(Anna Laura Bussa/ANSA)