Nel bunker di Gulen, il peggior nemico di Erdogan

Nel bunker di Gulen, il peggior nemico di Erdogan
Nel bunker di Gulen, il peggior nemico di Erdogan
Nel bunker di Gulen, il peggior nemico di Erdogan

SAYLORSBURG (USA, PENNSYLVANIA) – Fethullah Gulen è seduto sul divano del salotto al secondo piano del grande chalet al centro del Golden Generation Worship & Retreat Center. Accoglie alcuni giornalisti in un momento di pausa, tra le preghiere e le lezioni di Hanafi, in una delle rare occasioni in cui si offre al pubblico.

Le delicate condizioni di salute gli impongo uno stile di vita tranquillo e lontano dai clamori delle vicende politiche attuali, specie nella fase storica che il suo Paese sta attraversando col golpe di cui il presidente turco Erdogan lo accusa di essere la mente occulta.

Per incontrarlo si arriva a Saylorsburg, una cittadina di mille abitanti a circa 150 chilometri a nord di Filadelfia, situata tra i boschi delle montagne Pocono. Qui si trova il complesso di circa 110 mila metri quadrati dove da oltre quindici anni vive il predicatore religioso, fondatore di Hizmet, una interpretazione dell’Islam sunnita e della Ong ‘Alliance for Shared Value’.

All’ingresso nel compound c’è una guardia di piantone, uno dei membri dell’esercito di Gulen. Attorno allo chalet ci sono foresterie per gli ospiti, centri ricreativi, campi da basket, da calcio, un lago dove spesso i membri della comunità vengono invitati per il picnic e una pista per gli elicotteri.

Il Centro è chiuso al pubblico e l’abitazione di Gulen si trova nella struttura centrale, al secondo piano. A fare da guida è Y. Alp Aslandogan, direttore dell’Alleanza e uomo fidato del predicatore.

E’ lui che ci racconta le sue abitudini:

– Viveva in un altro edificio, poi è stato fatto trasferire nella struttura centrale per questioni di sicurezza.

Il suo spazio è formato da una camera con un arredamento essenziale con un letto basso e diversi arazzi con versetti dei testi sacri in arabo. Sul pavimento è posto l’immancabile tappeto per la preghiera, mentre la libreria ospita testi sull’Islam incorniciando una piccola scrivania.

Nell’anticamera si trova una vetrinetta su cui campeggia la bandiera turca e cimeli di ogni tipo. Al momento della foto di rito chiede “Com’e’ l’Italia?”. Aslandogan fa da interprete per quelle poche ed essenziali frasi spese durante la visita:

– Il maestro è molto interessato al vostro Paese.

Subito dopo si congeda, è il momento del pranzo, poi un po’ di riposo prima della nuova preghiera.

– I medici hanno raccomandato riposo – precisa Aslandogan – e le recenti vicende non aiutano. Lui comunque vuole ribadire con forza una cosa, una cosa che tutto mondo sa, ovvero che è schierato contro ogni terrorismo, dall’Isis ad Al Qaeda passando per Boko Haram. Ed è quello che insegna a fare qui.

(Valeria Robecco/ANSA)