Gentiloni in Nigeria per un patto sui flussi migratori

President Buhari with Hon. Paolo Gentiloni Silveri Minister of Foreign Affairs and International Cooperation and Domenico Nanzione Minister of State Foreign Affairs and International Cooperation, Italy
President Buhari with Hon. Paolo Gentiloni Silveri Minister of Foreign Affairs and International Cooperation and Domenico Nanzione Minister of State Foreign Affairs and International Cooperation, Italy
President Buhari with Hon. Paolo Gentiloni Silveri Minister of Foreign Affairs and International Cooperation and Domenico Nanzione Minister of State Foreign Affairs and International Cooperation, Italy

ABUJA – Fermare i flussi migratori con una operazione di polizia non si può e l’unica opzione possibile è gestirli, agendo, o tentando di farlo, su cause e contesti che provocano la fuga di decine di migliaia di disperati, e in collaborazione con i Paesi di origine. E’ quello che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha cominciato a fare concretamente con una missione in Nigeria, Paese da cui arriva un immigrato su 5 di quelli che sbarcano sulle coste Italiane. E dal quale, solo nei primi mesi di quest’anno, sono giunti 12.163 migranti.

In una giornata densissima di incontri, dal presidente della repubblica Mohammadu Buhari in giù, il titolare della Farnesina ha spiegato ai vertici di Abuja il senso del ‘migration compact’, sostenuto dall’Italia dapprima in solitudine e poi condiviso dall’Unione europea che al vertice di giugno ha dato il suo endorsement ufficiale.

Ora si tratta di varare azioni concrete e il titolare della Farnesina, primo membro di un governo europeo a visitare uno dei Paesi da cui proviene un flusso intensissimo di clandestini, dopo il via libera al compact da parte Ue, spera di arrivare entro l’autunno a un’intesa formale con la Nigeria.

– Possiamo lavorare insieme per una migliore gestione dei flussi dei migranti nel mutuo interesse dei nostri paesi – ha detto Gentiloni nel corso dell’incontro ad Abuja con il collega degli esteri, Geoffrey Onyeama.

La questione, secondo il titolare della Farnesina, non è “eliminare” gli arrivi ma gestirli e “essere attivi sulle cause delle migrazioni, per esempio lavorando insieme sulla creazione di posti di lavoro”. Da parte sua Onyeama ha espresso “apprezzamento e gratitudine per l’umanità con cui l’Italia e il Governo aiutano e accolgono i migranti”.

– La gestione dei flussi migratori non è solo un’operazione di polizia ma l’obiettivo è di trasformare l’idea generale di un migration compact, cioè la collaborazione con i paesi africani, in intese specifiche con ciascuno – ha ribadito il ministro.

Sul fronte Ue, nel breve periodo la priorità è la conclusione di un accordo di riammissione tra Unione e Nigeria (l’Italia ha già un accordo bilaterale). L’avvio del negoziato è previsto a ottobre, preceduto il 7 e l’8 settembre a Varsavia da un seminario Frontex-Nigeria centrato sul tema delle riammissioni.

Il tema dei migranti si intreccia con quello della sicurezza. E al ministro dell’Interno Abdurlarahman Dambazau, Gentiloni ha ribadito che “la politica è impegnata a garantire la sicurezza e a coordinare gli sforzi in Italia e in Africa” a partire dallo scambio di informazioni, dalla creazione di database, dalla lotta al traffico di esseri umani, dall’addestramento delle forze di sicurezza.

Ad Abuja, assieme a Gentiloni è arrivato anche il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione che ha ricordato “l’esperienza maturata dall’Italia nella lotta al crimine organizzato e non” e la disponibilità a fornire strumenti informatici e capacità tecniche per individuare chi può costituire un pericolo per la sicurezza.

E mentre anche oggi il mare ha inghiottito almeno 18 migranti – annegati al largo delle coste libiche – Frontex ha reso noto che nei primi sette mesi del 2016 ha soccorso 455 imbarcazioni e salvato 66.718 persone dirette in Italia e Grecia.

(Eloisa Gallinaro/ANSA)

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