Guerriglia Renzi-minoranza Pd, ma per ora no al congresso

Guerriglia Renzi-minoranza Pd, ma per ora no al congresso
Guerriglia Renzi-minoranza Pd, ma per ora no al congresso
Guerriglia Renzi-minoranza Pd, ma per ora no al congresso

ROMA – Non una guerra di nervi ma una vera e propria guerriglia che, se le parti non cambieranno atteggiamento, sfocerà in una guerra a ridosso del referendum di novembre. La minoranza Pd non fa sconti alla “bufala populista” di Matteo Renzi che ieri, dalle feste emiliane dell’Unità, ha rilanciato annunciando che i risparmi della riforma, “500 milioni”, andranno al fondo povertà.

Uno scontro che spinge Roberto Speranza a chiedere l’anticipo del congresso che però a questo punto potrebbe slittare rispetto all’intesa di farlo nei primi mesi nel 2017.

A parte Beppe Grillo che attacca “un premier senza vergogna che fa propaganda sulla pelle dei poveri”, la battaglia referendaria è soprattutto dentro il Pd. La minoranza contesta sia la cifra “inesistente” dei risparmi sia lo stile “populista” della campagna referendaria.

E dopo l’affondo del leader Pd sulla sinistra “alla Bertinotti” pronta a dire solo no e a picchettare la sua leadership, obietta che forse “il premier, a corto di argomenti più convincenti pensa di riproporre anche per la campagna referendaria lo schema del ‘nemico interno’. la replica dei renziani è la stessa illustrata dal palco da Renzi: la minoranza non sa quel che vuole, prima chiede cambiamenti e poi dice che non basta come – è l’hashtag di Andrea Marcucci – “alla fiera dell’est”.

Toni congressuali più che referendari da entrambi le parti che spingono Roberto Speranza a chiedere di fissare la data della resa dei conti interna.

– Di un congresso del Pd – sostiene il leader della minoranza – c’è particolarmente bisogno, perché molte scelte sono andate fuori sia dal mandato del congresso, sia da quello delle primarie per la premiership.

Ma Lorenzo Guerini ricorda che da Statuto il congresso si deve tenere entro dicembre 2017 e quindi ora il dibattito sembra “surreale”. In realtà nella penultima direzione Renzi stesso si era reso disponibile, chiedendo una tregua interna, ad anticipare il congresso dopo il referendum.

Ma i tempi del congresso se, come sembra, il referendum sarà a fine novembre e non più ad ottobre, sembrano slittare. Se è prematuro parlare di sfida congressuale, sembra ancora più agostano il dibattito sullo sfidante di Matteo Renzi con una girandola di nomi che arriva fino all’ex direttore del Tg3 Bianca Berlinguer.

– Il nostro popolo crede nella buona politica, non nelle polemiche – taglia corto il leader Pd che fino al referendum non ha alcuna intenzione di fare concessioni alla sinistra interna.

(Cristina Ferrulli/ANSA)