Rajoy vicino al miracolo, forse governo a fine agosto

Rajoy vicino al miracolo, forse governo a fine agosto
Rajoy vicino al miracolo, forse governo a fine agosto
Rajoy vicino al miracolo, forse governo a fine agosto

MADRID. – Si riapre uno spiraglio di ottimismo nella infinita crisi politica spagnola, dopo la mossa a sorpresa del leader di Ciudadanos (C’s) Albert Rivera che ha aperto a una trattativa con il premier uscente e incaricato Mariano Rajoy che dovrebbe portare il partito emergente a votargli la fiducia.

Rivera, che ha visto il leader del Pp, ha detto che ora un voto di fiducia del Congresso a Rajoy potrebbe intervenire già a fine mese. Ma la situazione rimane fragile. Il leader di C’s ha posto sei condizioni al Pp per avviare le trattative: quattro di lotta contro la corruzione – revoca di immunità e degli indagati, fine degli indulti, inchiesta parlamentare sui casi nel Pp – oltre a una riforma elettorale più proporzionale e a un tetto di due mandati per i premier.

Misure di rigenerazione morale e politica di cui la Spagna ha bisogno, ha spiegato. Rajoy ha risposto che le sottoporrà il 17 agosto alla direzione Pp. Lasciando intendere di essere favorevole al ‘si’. Rivera esige anche che Rajoy fissi fin d’ora la data dell’investitura. Se come sembra probabile il Pp accetterà, le trattative partiranno subito dopo il ‘si’ del Pp.

L’appoggio di Ciudadanos all’investitura di Rajoy rimarrà ‘esterno’. Rivera per ora esclude di andare al governo. Il patto Pp-C’s, se si farà, darà a Rajoy l’appoggio di 169 deputati su 350 (137 Pp e 32 C’c) nel Congresso. Ne mancheranno ancora 7 per la maggioranza assoluta. Ma metterà sotto enorme pressione il leader socialista Pedro Sanchez (85 seggi) che Rajoy e Rivera vogliono spostare dal ‘no’ all’astensione, in nome della governabilità del Paese e della necessità di evitare un nuovo ricorso alle urne, il terzo in un anno.

All’interno del Psoe crescono le voci autorevoli favorevoli a che ‘si lasci governare’ Rajoy, pur restando all’opposizione. Come quelle del leader storico Felipe Gonzalez, di Adolfo Rubalcaba o di José Luis Zapatero.

Gonzalez ha avuto parole di apprezzamento per la mossa di Rivera, il primo “atto di responsabilità” dalle elezioni di giugno. “Rivera ha agito come un uomo di stato, evidenziando la cocciutaggine di Sanchez, che si comporta come nessuno avrebbe immaginato da parte del leader di un partito che ha governato per 21 anni la Spagna”, critica El Mundo.

Ma, è vero, il leader Psoe è in una situazione difficile. Rischia di perdere l’incarico al congresso socialista in autunno, dopo i due peggiori risultati storici del partito alle elezioni di dicembre e giugno, e di essere scavalcato a sinistra da Podemos.

Il costo elettorale, se si andasse a terze elezioni, di avere impedito al Paese di uscire da una insostenibile paralisi politica potrebbe convincere Sanchez a passare dal ‘no’ all’ astensione ‘all’ultimo secondo’, nel secondo voto di fiducia. Rajoy ha ancora girato il coltello nella piaga avvertendo che se il Psoe non si muove dal ‘no’, “non ci sarà governo e si tornerà a votare”. Una ipotesi che ha definito “una vergogna”, come pensano molti spagnoli.

(di Francesco Cerri/ANSA)