Siria: il bimbo di Aleppo scuote il mondo, basta bombe

Pubblicato il 18 agosto 2016 da ansa

Il video del bambino appena estratto dalle macerie di una casa bombardata ad Aleppo e diventato subito virale è l'immagine di un popolo che sembra destinato a subire passivamente l'immane violenza di una guerra senza fine. Onu: “Aiuti umanitari impossibili”

Il video del bambino appena estratto dalle macerie di una casa bombardata ad Aleppo e diventato subito virale è l’immagine di un popolo che sembra destinato a subire passivamente l’immane violenza di una guerra senza fine. Onu: “Aiuti umanitari impossibili”

BEIRUT – Omran, 5 anni, siede da solo su un’ambulanza, coperto di polvere nera e sangue. Ma non piange, non si muove, e gli occhi non hanno espressione. Evidentemente sotto shock, si limita a pulirsi per un momento il viso con una mano, che poi rimane a guardare con aria assente.

Il video del bambino appena estratto dalle macerie di una casa bombardata ad Aleppo e diventato subito virale è l’immagine di un popolo che sembra destinato a subire passivamente l’immane violenza di una guerra senza fine. Omran, fanno sapere gli attivisti dell’Aleppo Media Center che hanno diffuso il video, è stato curato per una ferita alla testa e già dimesso.

Ma altri cinque bambini sono morti insieme a tre adulti nel raid che ha colpito il quartiere di Qaterji, nella parte della città controllata dagli insorti e preso di mira dai governativi.

E’ forse anche il potere sconvolgente di queste immagini che qualche ora dopo ha indotto l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ad alzare la voce chiedendo nuovamente una tregua di almeno 48 ore che permetta ai convogli umanitari di raggiungere i civili in tutto il Paese.

Una richiesta che la Russia, alleata di Damasco, ha detto di essere pronta ad accogliere, a partire dalla settimana prossima.

Ma la galleria degli orrori di questo conflitto si arricchisce con altre testimonianze raccolte in un rapporto diffuso da Amnesty International sulle carceri governative, dove oltre 17.000 detenuti sarebbero morti a partire dall’inizio delle proteste del 2011 poi sfociate nella guerra civile.

Amnesty cita 65 sopravvissuti che parlano di torture quali scariche elettriche, violenze sessuali, asportazione delle unghie, bruciature con sigarette o acqua bollente. Qualcuno afferma di essere stato lasciato per giorni in una cella con un compagno morto.

Ma per ora, ha affermato De Mistura, la priorità assoluta è quella di fare cessare i combattimenti. E per richiamare l’attenzione internazionale sulla tragedia che travolge i civili l’inviato dell’Onu è arrivato a sospendere, per rinviarla alla settimana prossima, una riunione della Task Force umanitaria per la Siria.

– Continuare a discutere nella situazione attuale – ha affermato in un tono insolitamente irritato De Mistura – non ha senso. Giorno dopo giorno – ha aggiunto – quello che sentiamo e vediamo in Siria sono combattimenti, offensive, controffensive, razzi, barili bomba, mortai, cannoni, napalm, cloro, cecchini, bombardamenti e attacchi suicidi. E non un singolo convoglio ha raggiunto questo mese nessuna delle aree sotto assedio.

L’unica eccezione, il lancio di aiuti per la popolazione di Deyr az Zor, nell’est del Paese, in mano ai governativi e assediata dall’Isis. La Russia ha risposto di essere pronta a raccogliere l’appello per un cessate il fuoco, a cui si sono uniti Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera della Ue, e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni.

Ma il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, ha sottolineato che i convogli umanitari dovranno raggiungere attraverso due direttrici sia le aree assediate in mano agli insorti sia quelle controllate dai lealisti. Le date specifiche, ha aggiunto il portavoce, dovranno essere decise in coordinamento con l’Onu.

Mosca ha fatto sapere anche che per il terzo giorno consecutivo bombardieri russi decollati da una base iraniana vicina ad Hamadan hanno compiuto raid in territorio siriano, colpendo in particolare postazioni dell’Isis nella provincia di Deyr az Zor.

Ma la situazione appare oggi ulteriormente complicata da bombardamenti governativi denunciati per la prima volta dalle milizie curde anti-Isis sulle loro postazioni nel nord della Siria, in particolare nella città di Hasaka, che avrebbero provocato un numero imprecisato di morti e feriti.

(Alberto Zanconato/ANSAmed)

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