Storico accordo di pace tra la Colombia e le Farc

Pubblicato il 25 agosto 2016 da ansa

Colombians hold signs reading "Peace is my, your, our business" and celebrate in Bogota as they watch on a giant screen the signing of the agreement at the conclusion of the peace talks between the government and the FARC on August 24, 2016.   / AFP PHOTO / GUILLERMO LEGARIA

Colombians hold signs reading “Peace is my, your, our business” and celebrate in Bogota as they watch on a giant screen the signing of the agreement at the conclusion of the peace talks between the government and the FARC on August 24, 2016.
/ AFP PHOTO / GUILLERMO LEGARIA

BOGOTÀ – “La guerra è finita”. Con queste parole il governo di Juan Manuel Santos ha annunciato lo storico accordo tra la Colombia e le Farc, la guerriglia marxista che combatteva dal lontano 1964 nelle aree più povere del paese sudamericano.

Dall’Avana, dove si sono svolti i colloqui bilaterali, il negoziatore del governo, Humberto de la Calle, ha detto che “ora è il momento di dare un’opportunità alla pace”. Il suo omologo delle Forze Armate Rivoluzionarie, Ivan Marquez, gli ha fatto eco, sottolineando che “abbiamo vinto la battaglia più bella, quella della pace”.

Malgrado la pioggia battente, centinaia di persone sono scese in piazza a Bogotà per celebrare l’accordo, che pone fine a quello che era il più lungo conflitto militare al mondo.

– Questo è l’inizio della fine, la fine della sofferenza del nostro popolo – ha annunciato Santos in tv.

Il presidente colombiano, che si è giocato la carriera politica con questo processo di pace, ha aggiunto che l’intesa con la guerriglia sarà sottoposta all’approvazione dei cittadini attraverso un referendum che si svolgerà il prossimo 2 ottobre.

Da tutto il mondo sono cominciati ad arrivare i messaggi di congratulazioni, primo fra tutti quello di Barack Obama, che ha parlato di “un giorno storico per il popolo colombiano”, nel quale si è dimostrato che “un duraturo impegno per la diplomazia e la riconciliazione può superare anche i conflitti più radicati”.

Dopo l’euforia dell’annuncio di un accordo – quattro anni dopo l’apertura delle trattative – resta ora da vedere quali sono le possibilità che venga confermato nelle urne, e, se fosse approvato, che difficoltà comporterà la sua applicazione.

I sondaggi sulle intenzioni di voto mostrano cifre ballerine. Una vittoria del ‘sì’ con il 74% dei voti per Radio Caracol, lo scorso 2 luglio, un virtuale pareggio fra le due opzioni, con 31,5% per il ‘sì’ contro 30,1% per il ‘no’, secondo il quotidiano El Tiempo, la settimana scorsa.

Il punto che ha scatenato più polemiche, e dunque il principale motivo evocato da chi voterà ‘no’ è quello che concerne la giustizia per i responsabili di crimini di guerra e violazione dei diritti umani duranti i decenni di conflitto.

Secondo i termini dell’accordo, i guerriglieri che accettino di dichiararsi colpevoli non andranno in prigione, e potranno scontare una pena più leggera con “lavori a favore della comunità”.

L’accordo prevede anche un forte impegno del governo a favore delle zone rurali, e maggiori diritti per i partiti politici più piccoli, come richiesto dalle Farc, che in cambio garantiscono il disarmo della guerriglia e la cooperazione con le autorità per l’eliminazione della produzione ed esportazione di cocaina.

– Non è il migliore degli accordi, ma è l’accordo che abbiamo – ha sintetizzato Carlos Romero, un cameriere di un quartiere popolare di Bogotà, che dice di voler votare per il ‘sì’ anche se ha un parente che è morto in un attentato delle Farc.

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