Riforme: welfare, ammortizzatori, aree di crisi e pensioni

Riforme: welfare, ammortizzatori, aree di crisi e pensioni
Riforme: welfare, ammortizzatori, aree di crisi e pensioni
Riforme: welfare, ammortizzatori, aree di crisi e pensioni

ROMA. – Welfare, ammortizzatori, aree di crisi, pensioni. Il grande cantiere delle riforme che riguardano il mondo del lavoro riapre da questa settimana, con l’incontro tra Confindustria e sindacati in programma giovedì 1 settembre, cui faranno seguito altre riunioni tecniche tra sindacati e governo il 6 e il 7, e quella ‘politica’ del 12 settembre sempre tra rappresentanti dei lavoratori ed esecutivo.

La riunione di giovedì, come ha spiegato ieri il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, sarà dedicata a “welfare e crisi” e dovrebbe concludersi con un documento comune da presentare all’esecutivo. Il tema principale sono gli ammortizzatori sociali, in particolare nelle aree di crisi: l’abolizione dell’indennità di mobilità e della cig in deroga a partire dal 1 gennaio 2017 pendono infatti come una spada di Damocle sulla testa di quasi 30mila lavoratori nelle zone in difficoltà.

Cgil, Cisl e Uil avevano cominciato a parlarne con Confindustria nell’incontro del 29 luglio scorso, da cui era emersa una sostanziale unità di vedute per arrivare a un documento unitario, atteso appunto per il 1 settembre, in cui descrivere le principali criticità ma nel quale inserire anche delle proposte di soluzione.

L’altro grande capitolo cui si metterà mano in vista della Legge di Stabilità è quello delle pensioni. Il governo ha già promesso che le risorse saranno “rilevanti”, ma non si è sbilanciato sulla richiesta dei sindacati di destinare alla previdenza almeno 2,5 miliardi, mentre le indiscrezioni circolate nel corso dell’estate non andavano oltre il miliardo e mezzo.

“La cifra arriverà a settembre a ridosso della legge di Bilancio”, ha puntualizzato a metà agosto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini. Le misure sul tavolo riguardano la flessibilità in uscita, con l’adozione del meccanismo dell’Ape (Anticipo di pensione che consentirebbe di lasciare il lavoro prima del tempo attraverso un prestito), su cui però storcono il naso i sindacati e in particolare la Cgil, una soluzione al ricongiungimento oneroso tra varie gestioni previdenziali e l’innalzamento delle pensioni minime.

Proprio su quest’ultimo tema è intervenuto il presidente dell’Inps, Tito Boeri: “Se si vogliono aiutare i pensionati poveri – ha spiegato – è bene guardare al reddito familiare, non al solo reddito pensionistico individuale”. Quindi più che agire sulla quattordicesima è “meglio aumentare le maggiorazioni sociali, che guardano all’insieme dei redditi familiari, o, ancora meglio, selezionare i beneficiari con l’Isee, coerentemente con quanto ci si propone di fare nel disegno di legge delega sul contrasto alla povertà”.

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