Primo settembre: accusano gli Stati Uniti di volere un “golpe”

Las familias opositoras son las que más se cuentan con familiares emigrados, teniendo al menos uno en el 69% de ellas
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Primo settembre: accusano gli Stati Uniti di volere un “golpe”
Primo settembre: accusano gli Stati Uniti di volere un “golpe”

CARACAS – Lo spettro del “Golpe” é sempre presente, nonostante la realtá dei fatti smentisca la presenza di presunti complotti orditi dall’esterno per destituire il capo dello Stato. Qualche giorno fa, lo stesso presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, dopo una breve tregua, ha chiamato in causa la Casa Bianca, accusandola di voler promuovere un nuovo “Plan Condor” e di tramare ai danni del governo che presiede. Ora, a tornare sull’argomento è stato il ministero degli Esteri, attraverso un comunicato.

Gli esponenti del governo e i rappresentanti del Psuv, da giorni insistono nel dire che la “Toma de Caracas”, organizzata dal Tavolo dell’Unità per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale la data della raccolta del 20 per cento delle firme per il Referendum, ha un unico obiettivo: creare le condizioni per un “golpe”.

E addirittura, come nel caso del Direttore del Distretto Capitale, Daniel Aponte, sostenere che non si può permettere all’Opposizione di manifestare poichè avrebbe dimostrato, in occasioni precedenti, la sua vocazione violenta. Aponte, inoltre, ha annunciato che giovedì primo settembre, anche il Psuv organizzerà una grande manifestazione a Caracas.

Tornando allo spettro del “Golpe”, il ministero degli Esteri, con un comunicato, ha ritenuto “insolenti” le dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby. Questi, durante una conferenza stampa, ha espresso la preoccupazione del governo Obama per le sorti di Daniel Ceballos, esponente di Voluntad Popular, trasferito nel carcere di San Juan de los Morros. Il ministero ha accusato il colosso del Nord di promuovere un “golpe” con la complicitá delle frange radicali dell’Opposizione.

La Cancelleria venezuelana sostiene che gli Stati Uniti sono impegnati a ripetere l’esperienza dell’11 aprile del 2002. Ma sono accuse ripetute tante volte che ormai riscuotono sempre meno seguito tra i venezuelani. Anche la notizia dell’arresto di due presunti cospiratori è stata accolta con scetticismo e indifferenza.

Il governo del presidente Obama, sostiene il ministero degli Esteri, procura creare le condizioni per “indebolire e destabilizzare il sistema democratico e così poter destituire il presidente Maduro”.

Dal canto suo, il deputato Elías Jaua ha affermato categorico che la manifestazione organizzata dall’Opposizione non ha i permessi indispensabili e, quindi, non potrá “entrare a Caracas”.

La risposta alle dichiarazioni dell’ex vice-presidente della Repubblica non si è fatta attendere. Enrique Capriles Radonsky, esponente del Tavolo dell’Unità, ha precisato che “le garanzie costituzionali non sono state ancora sospese. Quindi i venezuelani hanno tutto il diritto a circolare liberamente”.

– E’ un diritto che ci corrisponde – ha detto -. Ed è responsabilità del governo permettere che si rispetti.

Capriles Radonsky ha accusato gli esponenti del Psuv e i rappresentanti del governo di voler creare un clima di paura e di tensione e assicurato che i venezuelani, nonostante tutto, scenderanno in piazza a manifestare il proprio malconteto e a esigere dal Consiglio Nazionale Elettorale la data della raccolta delle firme per il Referendum.

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