Mattarella, richiamo alla coesione necessaria per il nostro Paese

Mattarella,ora coesione Paese ma Lega diserta incontro
Mattarella,ora coesione Paese ma Lega diserta incontro
Mattarella,ora coesione Paese ma Lega diserta incontro

BRESCIA. – Il richiamo alla “coesione necessaria” per il nostro Paese è scandito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel Teatro Grande di Brescia, dove il capo dello Stato ha voluto ricordare la figura di un amico come Mino Martinazzoli, ultimo segretario della Dc, fondatore del Partito popolare, parlamentare, Ministro della Giustizia e sindaco della città lombarda, scomparso il 4 settembre di cinque anni fa.

Ma i sindaci leghisti del bresciano non colgono l’invito presidenziale e attuano una clamorosa protesta, ai limiti dello sgarbo istituzionale, disertando in massa l’incontro.

La coesione, spiega il Presidente ricordando anche quanto accaduto dopo il sisma, è “decisiva per il nostro Paese nell’affrontare i problemi e le difficoltà che si profilano”, ha spiegato, invitando i sindaci a “cercare in ogni Paese ciò che unisce”, perché proprio i Comuni “sono l’ossatura” dell’Italia e “il loro stato di salute rappresenta quello della Repubblica”.

A sentire quelle parole non c’erano però – e la loro assenza era annunciata – i sindaci leghisti del Bresciano che hanno scelto di non partecipèare per via dell’atteggiamento della politica italiana sui migranti e anche perché in dissenso sulle riforme costituzionali. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, invece, c’era, nella sua veste istituzionale, e ha ringraziato Mattarella “per la sua visita in questa città e nella nostra regione, così ricche di eccellenze, di luoghi di cultura, di luoghi di storia e così ricche di solidarietà”.

Per Maroni, Martinazzoli fu “uno dei grandi galantuomini della politica italiana del Novecento” e “oggi più che mai si sente il bisogno di una politica alta, concreta e nobile, che sia onorevole di nome e di fatto, che riesca a ispirare il rispetto dei cittadini proprio perché rispettabile nei suoi comportamenti”.

Divisi, e non è un mistero, Mattarella e Maroni sulla questione immigrazione: uniti, però su Martinazzoli, la cui politica, per il capo dello Stato fu sempre “mite”, e questo non significa “politica debole: al contrario è propria di chi è convinto della forza e del valore delle proprie opinioni e non pretende di imporle”.

“Un atteggiamento – ha ribadito Mattarella – che induce alla coesione e invita a cercare ancora una volta le ragioni che uniscono piuttosto che quelle che separano”. Tornare a Brescia per ricordare Martinazzoli, ha avuto anche “il significato di un omaggio a questa città, alla sua tradizione di buongoverno, al suo tessuto sociale che anche davanti alla crisi si dimostra solido e capace di grande ripresa”.

Brescia “che funziona”, conferma il sindaco della città lombarda, Emilio Del Bono, che, però, non nasconde le difficoltà casusate anche dalla crisi e racconta di una “città che ha dimostrato di saper accogliere” ed è “tra le prime nel rapporto tra residenti ed immigrati in Italia. Una città, però, che “oggi ha una fisiologica necessità di tempi più lunghi per una serena integrazione”. Questi necessari tempi più lunghi non sono però “garantiti dalla crepa che si è aperta nella storia” e sono “aggravati da una non sempre adeguata risposta”.

La giornata di Mattarella era cominciata con la deposizione di una corona di fiori ai piedi della stele che ricorda le vittime della strage del 28 maggio del 1974 e che una recente sentenza ha attribuito in modo inequivocabile al neofascismo dell’epoca e si è conclusa con la visita alla casa natale di Paolo VI a Concesio. Nel pomeriggio il presidente ha voluto vedere alcuni di luoghi simbolo della città: il complesso museale di Santa Giulia e l’ospedale Fatebenefratelli.

(dell’inviato Stefano Rottigni/ANSA)

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