Referendum: Renzi punta sugli indecisi. Il No è come Brexit

Referendum: Renzi punta sugli indecisi.
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Referendum: Renzi punta sugli indecisi.

ROMA. – C’è una montagna da scalare per Matteo Renzi da qui al referendum costituzionale: è la montagna dei “non so”, di quel 50% di elettori che, secondo i sondaggi, non ha ancora deciso se e come votare. Ecco perché, ancor prima di fissare la data della consultazione (si oscilla tra 27 novembre e 4 dicembre), il presidente del Consiglio ha già impresso un ritmo intenso alla sua campagna, che in serata lo vede impegnato a Lecce:

“Se vince il “No” – avverte – non si torna indietro, è come Brexit”. Ma i leader del “No” non stanno a guardare: Beppe Grillo da un lato, Silvio Berlusconi dall’altro tornano ad attaccare, a colpi di accuse di “regime” e di “mancette preferendarie”.

“Basta guerra. La riforma non è né di Renzi né mia ma della maggioranza del Parlamento”, dice Giorgio Napolitano in un’intervista a Repubblica. “Molti fingono di non ricordare – aveva detto il premier – il legame tra questa legislatura e le riforme nasce dall’impegno di Napolitano”.

Intanto anche la legge elettorale torna sul banco degli imputati: il tribunale di Perugia presenta una nuova istanza alla Consulta, dopo quelle di Messina e Torino che saranno esaminate dal 4 ottobre. “Siamo pronti a cambiare l’Italicum – ribadisce Renzi alla Gazzetta del Mezzogiorno – se in Parlamento ci sono i numeri. Non c’è bisogno di aspettare la sentenza”.

E’ l’ennesimo segnale alla minoranza Pd, che però non si accontenta e minaccia di votare “No” al referendum se il leader Dem non prenderà una “iniziativa” per cambiare quella legge. Ma i renziani continuano a difenderla, tanto che un ‘pasdaran’ come Roberto Giachetti fa una minaccia uguale e contraria a quella della sinistra: se l’Italicum cambia, dirò “No” al referendum.

Per vincere il referendum il premier deve guardare oltre il Parlamento e anche oltre il Pd: la sua base può valere circa 10 milioni di voti, ma rischiano di non essere abbastanza. Di qui la decisione di intensificare da subito la campagna per il “Sì”. Anche perché la vicenda di Roma può aprire uno spazio nell’elettorato M5s: fonti Cinque stelle ammettono che potrebbe esserci un effetto di disaffezione che potrebbe spingere alcuni militanti a non andare alle urne e non portare voti al “No”.

“Più giro l’Italia più sono ottimista”, dice il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. “Se vince il “No” torniamo alle bicamerali D’Alema-Berlusconi e ci teniamo il Parlamento più costoso e numeroso del mondo”, avverte il premier, convinto che spiegare in maniera semplice le ragioni del “Sì” sia l’arma vincente.

Ma il fronte del “No” è numeroso e agguerrito: “La Cgil che si schiera contro è una svolta importante”, esulta il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, che il 15 si confronterà con Renzi. E fin d’ora avverte: “Se ci saranno soprusi ci alziamo e ce ne andiamo”.

Guardando al fronte opposto, a destra, il presidente del Consiglio risponde così a una domanda su un eventuale Nazareno bis con Berlusconi: “Spetterà al centrodestra decidere cosa fare da grande. Stanno perdendo un’occasione, è una scelta incomprensibile fare campagna per il No, dopo aver sostenuto quelle stesse riforme”.

Ma il Cavaliere replica a distanza: “Ci eravamo illusi, ma quelle riforme sono pericolose e possono dare il via a un altro regime. Chiediamo con forza agli italiani di votare “No””. E anche Grillo, provando a uscire dall’angolo della bufera romana, rilancia sul fronte referendario: “Renzi si preoccupa di salvare la poltrona in vista della consultazione, ma qui c’è un Paese da salvare. Le mancette pre referendarie non sono la risposta”.

(di Serenella Mattera/ANSA)