Implicito ed esplicito

Pubblicato il 12 settembre 2016 da Luigi Casale

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L’aggettivo “implicito” lo usiamo per dire sottinteso, quando vogliamo dire che una cosa, anche se in maniera non chiara e manifesta, è già contenuta nel discorso stesso.

“Era implicito” significa quindi: “anche se non l’ho detto, lo si doveva capire da quello che ho detto”. Così, al contrario, “esplicito” significa “detto chiaramente”. In altre parole, esplicito significa “spiegato”; implicito significa “non spiegato”.

Approfondendo ulteriormente la questione, possiamo aggiungere poi che spiegato significa “fuori dalla piega”, mentre non-spiegato significa “dentro la piega”. È come un fazzoletto – o un foglio di carta – che può essere o spiegato o piegato.

Per renderci conto di quello che sto dicendo ci basterà un po’ di latino. E anche un po’ di pazienza. Se ne avessimo, dell’uno e dell’altra, vedremmo subito “spiegarsi” (quasi che uscissero dalle pieghe di un cartoccio) davanti agli occhi – e all’intelletto – una serie di parole, tutte collegate alla stessa radice di “implicito ed esplicito”. Alla cui base c’è il verbo latino plico/ plicui/ plicatum/ plicare. Tra queste figura anche il vocabolo “semplice”, di cui abbiamo ragionato in un precedente articolo.

Il verbo plico/plicare significa, infatti, proprio: piego, faccio una piega, avvolgo, accartoccio. Ogni studente liceale sa che il gruppo consonantico latino “pli” (di plico, in questo caso) in italiano è divenuto “pie” (es.: p l i c o = p i e g o). Allora, di conseguenza: ex-plico = porto fuori dalla piega, spiego. E analogamente: in-plico = metto dentro la piega, chiudo nel plico, quindi nascondo.

E così abbiamo s p i e g a t o (fatto uscire dalla piega!) il significato di esplicito e implicito, nonché quello di plico (sostantivo. Parola dotta molto utilizzata negli uffici postali). E, sperando che il discorso si sia fatto e s p l i c i t o (spiegato; più chiaro !!!) ora, affido a voi il compito di continuare l’approfondimento semantico e la ricerca lessicale dandovi l’avvio con qualche accenno, implicito (!!!) nel quadro sintetico che segue.

Consigliandovi, inoltre, di andarvi a rileggere anche il lemma “semplice” già pubblicato in questa stessa rubrica.

SCHEMA RIASSUNTIVO
Dal verbo latino: plico / plicui / plicatum / plicare, derivano:
Ad+plico → applico (adatto … nel plico o alla piega)
Cum+plico → complico (metto insieme … nel plico o nella piega)
Ex+plico → esplico (porto fuori … dal plico o dalla piega)
In+plico → implico (metto nel plico o nella piega)
Re+plico → replico (piego di nuovo)
Du+plico → duplico (piego due volte)
Tri+plico → triplico (piego tre volte)
Multi+plico → moltiplico (piego molte volte)
Sim+plex → semplice (una sola piega)
Com+plex → complesso (molte pieghe insieme)

Luigi Casale

Nota: Con le espressioni italiane : “Prima volta”, “Un’altra volta”, “Due volte”, “C’era una volta”, si è ripetuto lo stesso meccanismo di formazione (metaforico-semantico) che si era generato nella lingua latina con la radice “plic” del verbo plico. Infatti, “volta” significa proprio voluta (elemento curvilineo), avvolta, dal verbo latino volvo (=volgere, rotolare, far girare).

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Luigi Casale

Luigi Casale, insegnante in pensione e pubblicista. È nato nel 1943 a Torre Annunziata, alle falde del Vesuvio. Oggi, continuando a mantenere contatti affettivi e culturali con la Campania, vive tra Bressanone (Alto Adige) e Lussemburgo. Durante la sua carriera professionale, ha insegnato nei Licei dell’Alto Adige, nella Scuola Europea di Lussemburgo, e presso il Dipartimento d’italiano dell’Università di Clermont-Ferrand (Francia). Si occupa di didattica delle lingue classiche e di linguistica generale. Nel più ampio quadro delle questioni pedagogiche e sociali, su queste tematiche offrirà la sua collaborazione in questa rubrica.




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