Siria: l’Onu accusa, aiuti bloccati anche durante la tregua

Pubblicato il 15 settembre 2016 da ansa

Siria: l'Onu accusa, aiuti bloccati anche con tregua

Siria: l’Onu accusa, aiuti bloccati anche con tregua

BEIRUT. – Il cessate il fuoco continua in Siria nonostante isolate violazioni, ma “si sta perdendo tempo” nella consegna degli aiuti umanitari, rischiando di sprecare questa preziosa opportunità. La denuncia è venuta dall’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura, che ha parlato di una situazione “deplorevole” e ha puntato il dito contro il governo di Damasco, accusato di creare ostacoli burocratici alle operazioni di soccorso.

L’esercito russo ha risposto affermando che le truppe governative siriane hanno iniziato il ritiro di tank, blindati e mezzi di artiglieria per dar vita a zone “demilitarizzate”, in particolare lungo la strada di Castello, attraverso la quale dovrebbero passare i convogli diretti verso la parte orientale di Aleppo, controllata dai ribelli e assediata dai lealisti. Ma ha accusato gli insorti di non avere fatto altrettanto.

De Mistura ha tuttavia sottolineato che il problema riguarda anche altre cinque aree nel Paese, dove le autorità governative non hanno ancora concesso le “lettere di facilitazione” che dovrebbero permettere il passaggio dei convogli. Per quanto riguarda Aleppo, l’inviato dell’Onu ha spiegato che gli attuali posti di blocco dovrebbero essere sostituiti da “altri”, ma non ha specificato quali.

L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha detto da parte sua che la strada dovrebbe passare direttamente sotto il controllo dei russi. Mosca, che pure aveva sancito il rispetto sostanziale della tregua in una verifica con Washington dopo le prime 48 ore, ha continuato il fuoco si sbarramento polemico contro gli Usa.

“L’impressione – ha detto il portavoce del ministero della Difesa – è che Washington stia giocando con le parole per coprire il proprio fallimento nell’onorare la sua parte di accordo, ovvero separare l’opposizione moderata dai terroristi”. Allo stesso tempo, però, il vice ministro della Difesa Gennady Gatilov ha sottolineato che De Mistura potrebbe riconvocare negoziati di pace tra governo e opposizioni alla fine di settembre o ottobre.

Intanto il generale Valery Gerasimov, capo delle forze armate russe, si è recato in visita ad Ankara per incontrare il suo omologo turco, Hulusi Akar, in un faccia a faccia focalizzato sulla crisi siriana. Un segnale che continua il riavvicinamento tra i due Paesi dopo i colloqui del mese scorso a San Pietroburgo tra il presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan.

E proprio la Turchia è stata accusata da Human Rights Watch di avere ucciso il 28 agosto scorso almeno 24 civili, tra i quali 6 bambini, in un attacco aereo nel nord della Siria contro le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf) alleate degli Usa all’interno delle quali sono predominanti le milizie curde.

Per quanto riguarda la situazione odierna, le forze armate russe hanno detto che nelle ultime 24 ore ci sono state 45 violazioni della tregua – da parte dei ribelli – cioè “il doppio” alle prime 24 ore. Ma l’Ondus segnala anche bombardamenti governativi nelle province di Aleppo, Hama e, a sud, in quelle di Quneytra e Daraa.

I combattimenti continuano intanto con l’Isis, escluso dal cessate il fuoco insieme ai qaedisti del Fronte Fatah ash Sham (ex Al Nusra). Secondo fonti degli attivisti almeno 7 civili sono stati uccisi in un raid aereo nei pressi di Mayadin, nella provincia orientale di Dayr az Zor in gran parte controllata dallo Stato islamico. L’agenzia Aamaq dell’Isis afferma invece che i civili morti sono 15 e 40 i feriti e che il raid è stato compiuto dai russi.

(di Alberto Zanconato/ANSAmed)

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