Scontri a Charlotte, un morto. Nero ucciso a Baltimora

Tear gas is used as protesters confront riot police officers in Charlotte, North Carolina, USA, 21 September 2016. EPA/CAITLIN PENNA
Tear gas is used as protesters confront riot police officers in Charlotte, North Carolina, USA, 21 September 2016. EPA/CAITLIN PENNA
Tear gas is used as protesters confront riot police officers in Charlotte, North Carolina, USA, 21 September 2016. EPA/CAITLIN PENNA

NEW YORK. – Charlotte, in preda a tensioni razziali senza precedenti, rischia di diventare una polveriera. E di innescare un’ondata di proteste in tutta l’America a poche settimane dal voto per la Casa Bianca. Dopo la seconda notte consecutiva di scontri e devastazioni il governatore della North Cartolina ha dichiarato lo stato di emergenza in città, dando il via libera all’intervento della Guardia Nazionale. Anche perché stavolta c’è scappato il morto.

Si tratta di un manifestante colpito da uno o più spari, in circostanze ancora tutte da chiarire. Nelle prossime ore non si esclude il coprifuoco. La comunità afroamericana non ci sta ad accettare la versione ufficiale dell’uccisione di Keith Scott – un nero di 43 anni – da parte di un agente. E mentre spunta il video dell’episodio, il rifiuto da parte della polizia di renderlo pubblico non fa che esacerbare gli animi. Anche perché, come ha ammesso il capo della polizia, dalle immagini non si capisce se Scott punti davvero una pistola verso i poliziotti, come finora raccontato nella versione ufficiale.

Intanto a Baltimora un altro afroamericano è morto per mano della polizia. E il terzo caso del genere in pochi giorni negli Stati Uniti, dopo quello di Charlotte e quello di Tulsa. L’ultima vittima si chiamava Tawon Boyd, aveva 21 anni ed era disarmato. Cinque agenti, giunti nel suo appartamento dopo una segnalazione, lo hanno affrontato e immobilizzato a terra. Non è chiaro cosa sia successo: fatto sta che dopo alcuni giorni di agonia il ragazzo è morto. I familiari accusano: c’è stato un uso eccessivo e ingiustificato della violenza.

A Tulsa nel frattempo è stato spiccato un mandato di arresto per la poliziotta che ha sparato a Terence Crutcher, l’afroamericano disarmato che giorni fa era stato fermato da una pattuglia. Un video mostra come avesse le mani alzate, poggiate sulla nuca, quando Betty Shelby ha esploso il colpo fatale. L’accusa per la donna è di omicidio colposo di primo grado. Rischia un mimino di quattro anni di carcere, fino all’ergastolo.

Tulsa, Charlotte e Baltimora: troppi episodi in troppo poco tempo per gli attivisti del movimento ‘Black Lives Matter’, che sta lanciando una nuova campagna a livello nazionale. Con le proteste che si moltiplicano in tutti gli Stati Uniti. Come a New York, dove in solidarietà con i manifestanti di Charlotte in centinaia hanno avuto il coraggio di scendere in strada in una Manhattan blindata per l’Assemblea Onu, bloccando la circolazione sulla Broadway e sulla Fifth Avenue.

Le immagini della seconda notte di violenze a Charlotte mostrano come la manifestazione, iniziata pacificamente, sia poi nuovamente degenerata, con gruppi di manifestanti che si sono lasciati andare a violenze ed atti di vandalismo, danneggiando automobili, infrangendo decine di vetrine e saccheggiando alcuni negozi, tra cui quello delle star locali del basket. Scene di vera e propria guerriglia urbana, con i poliziotti in assetto antisommossa che lanciano gas lacrimogeni e granate stordenti nel tentativo di disperdere la folla e molti dimostranti che rispondono col lancio di pietre e bottiglie.

Alla fine i danni non si contano. E il peggio si è temuto quando uno o più colpi di arma da fuoco hanno raggiunto un uomo, ferito gravemente e deceduto nelle ultime ore. La polizia, che ha subito escluso un coinvolgimento di agenti nell’episodio, sta ancora indagando sui fatti.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

Condividi: