Draghi: c’è già molta flessibilità, l’Ue guardi ai cittadini

Italian, Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB) during a hearing by the European Parliament committee on Monetary affairs in Brussels, Belgium, 12 November 2015. EPA/OLIVIER HOSLET
Italian, Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB)  during a hearing by the European Parliament committee on Monetary affairs in Brussels, Belgium, 12 November 2015.  EPA/OLIVIER HOSLET
Italian, Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB) during a hearing by the European Parliament committee on Monetary affairs in Brussels, Belgium, 12 November 2015. EPA/OLIVIER HOSLET

BRUXELLES. – Concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità della spesa, perché di flessibilità già ce n’è molta, sebbene nelle regole Ue ci sia un’asimmetria. E soprattutto “andare incontro alle aspettative dei cittadini”, concentrandosi sui loro bisogni reali, ristabilendo la fiducia tra i 28 e completando l’Unione economica e monetaria. Perché anche se la Bce è intenzionata a fare uso di “tutti gli strumenti”, la politica monetaria da sola non è sufficiente.

E’ il messaggio lanciato dal presidente della Bce Mario Draghi all’Europarlamento, rafforzato dal monito del collega Benoit Coeuré a Roma a proseguire le riforme e a non forzare le regole. “Nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità”, per questo “i Paesi che non hanno spazio fiscale dovrebbero pensare di più alla composizione del bilancio piuttosto che alla sua dimensione”, ha detto Draghi senza giri di parole rispondendo a all’eurodeputato Marco Valli (M5S) su investimenti e regole del Patto di stabilità.

“Se guardiamo, molti di questi Paesi negli ultimi 10-15 anni prima della crisi hanno aumentato la spesa ma la crescita è rimasta stagnante o molto molto piccola”, ha ammonito ‘tranchant’. Nessun riferimento diretto, ma il messaggio va in tandem con quello di Coeuré: “servono ulteriori riforme strutturali, in Italia come in altri Paesi dell’eurozona”.

E quelli “che hanno margini di bilancio dovrebbero usarli saggiamente; ma altri, che non hanno questo spazio di manovra, non devono forzare le regole”. Queste, però, ha riconosciuto lo stesso Draghi, hanno “un’asimmetria intrinseca”, in quanto i Paesi che non hanno margine non sono autorizzati a fare nuova spesa mentre “chi ce l’ha non è obbligato a usarlo se non vuole”, leggi la Germania.

La politica monetaria accomodante della Bce da sola, però, non può bastare, ha ribadito Draghi, sebbene questa abbia portato benefici concreti come la riduzione della frammentazione tra i Paesi vulnerabili tra cui Italia e Portogallo e i ‘campioni’ dell’eurozona, come dimostra il riallinearsi dei tassi d’interesse e dello spread.

L’economia ancora in rallentamento e il basso tasso d’inflazione (0,2% per quest’anno, 1,2% nel 2017) sono le ragioni sottostanti e non la causa dell’intervento della Bce che, nonostante una buona resilienza dell’eurozona nel breve termine, guarda con attenzione ai rischi nel medio e lungo termine derivanti dalla Brexit, avvertendo che “più lunga sarà l’incertezza più rilevanti saranno le conseguenze”.

Per questo il vero monito va ai leader dei 28, che navigano a vista in tempi difficili per il futuro dell’Ue soprattutto dopo il nulla di fatto del vertice di Bratislava. “I nuovi progetti comuni europei dovrebbero concentrarsi su preoccupazioni e bisogni immediati dei cittadini”, ha sottolineato il presidente della Bce, evidenziando che “le priorità” sono “immigrazione, sicurezza e difesa” oltre alla “essenziale fiducia tra persone e Stati”.

Da qui l’importanza di “rispettare le regole accettate”, in particolare quelle della governance economica. Perché, ha concluso Draghi citando “l’amico e collega” appena scomparso Carlo Azeglio Ciampi, “l’euro è la più grande dimostrazione della volontà unita degli europei, e una forza che porta all’integrazione politica’”.

(di Lucia Sali/ANSA)

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