Opec, il Venezuela spera in un accordo

Pubblicato il 28 settembre 2016 da redazione

Opec, il Venezuela spera in un accordo

Opec, il Venezuela spera in un accordo

CARACAS – Il Venezuela con gli occhi puntati sul Vertice dei paesi produttori di petrolio membri dell’Opec. Da questo, infatti, dovrebbe emergere un nuovo orientamento delle politiche energetiche dei soci dell’organismo. L’argomento principale del vertice, che sta tanto a cuore al Venezuela, è il taglio della produzione per far risalire i prezzi.

Sulla carta non dovrebbe essere difficile. Fatta eccezione per l’Arabia e l’Iran, i maggiori paesi producono ai massimi loro consentiti dalle riserve e dalle tecnologie. Probabilmente, in questa occasione si arriverà ad un accordo. E’ possibile che i membri dell’Opec decidano di riportare la produzione ai livelli dello scorso anno e magari congelarla a quella soglia.

L’Arabia Saudita, ma in realtà tutti i Paesi del Golfo, continuano a sostenere che sarebbe meglio lasciar fare al mercato. Mantenere i prezzi bassi come quelli attuali, nelle strategie dei paesi del Golfo, significa togliere dal mercato, o almeno mettere in difficoltà, gli operatori di “fracking” che hanno permesso ai paesi tradizionalmente importatori di ridurre la dipendenza energetica. L’obiettivo di metter fuori mercato i nuovi operatori è stato raggiunto, ma solo in parte: nonostante il fallimento di alcune società la produzione è rimasta su livelli elevati.

Vi è poi la questione Iran. L’embargo è stato rimosso, ma la Repubblica islamica continua ad avere difficoltà e non riesce a tornare ai livelli precedenti. Per questo, l’Iran spinge ma non più di tanto sulla produzione. Stando ad indiscrezioni, l’Arabia avrebbe proposto a Teheran un taglio della propria produzione in cambio di un congelamento del greggio iraniano.

Il ministro dell’Energia del Venezuela, Elogio del Pino, ha reso noto, attraverso il suo twitter, che i paesi membri dell’Opec cercano il consenso per stabilire strategie orientate ad ottenere un prezzo di mercato giusto. Ha quindi avvertito che i prezzi del barile di greggio, qualora non si dovesse arrivare ad un accordo, potrebbero contrarsi fino ad arrivare ai 20 dollari.

Ed allora, è la tesi del ministro e presidente della Holding venezuelana, la situazione di crisi non sarebbe solo per i produttori ma anche per i consumatori.

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