Un altro nero ucciso in California, era disarmato

Polly Usher is provided with the latest police killing story as protestors holds a sign that reads 'Stop Police Killings' during a demonstration in Los Angeles, California, USA, 07 July 2016. EPA/MIKE NELSON
Polly Usher is provided with the latest police killing story as protestors holds a  sign that reads 'Stop Police Killings' during a demonstration in Los Angeles, California, USA, 07 July 2016. EPA/MIKE NELSON
Polly Usher is provided with the latest police killing story as protestors holds a sign that reads ‘Stop Police Killings’ during a demonstration in Los Angeles, California, USA, 07 July 2016. EPA/MIKE NELSON

NEW YORK. – Ancora un nero ucciso dalla polizia negli Stati Uniti. Il quinto caso in pochi giorni dopo gli episodi di Tulsa, Charlotte e due a Baltimora. Teatro dell’ennesima uccisione i sobborghi di San Diego, in California, dove un trentenne afroamericano disarmato, molto probabilmente psicolabile, e’ stato abbattuto dagli agenti nel parcheggio nei pressi di un mall. Pare avesse puntato contro di loro un oggetto rivelatosi poi del tutto innocuo. Straziante il video girato con lo smartphone dalla sorella della vittima nei concitati momenti che hanno seguito gli spari.

Quanto basta per portare la tensione alle stelle in una comunità che conta circa 103 mila residenti di cui la stragrande maggioranza bianchi. Almeno duecento persone sono scese in strada per protestare contro i metodi violenti della polizia, accusata apertamente di razzismo. E si temono scontri come quelli della scorsa settimana a Charlotte.

Ma la rabbia monta in tutti gli Stati Uniti, con diverse manifestazioni in molte città e con un numero sempre maggiore di big dello sport e dello spettacolo che vengono allo scoperto per denunciare un’escalation di episodi ritenuta intollerabile. L’ultima a far sentire la sua voce è stata Serena Williams: “Non rimarrò in silenzio davanti all’uccisione di tanti afroamericani”, scrive la star del tennis su Facebook, denunciando come i neri siano sempre più nel mirino degli agenti e ammettendo di temere spesso per la vita dei suoi familiari.

La ricostruzione di quanto accaduto a El Cajon evidenzia ancora una volta l’assurdità dell’episodio. “Vi ho chiamato per chiedere di aiutarmi e avete ucciso mio fratello”, urla disperata la sorella della vittima nel video diffuso su tutti i media. In effetti i poliziotti erano intervenuti dopo una chiamata di routine in cui si segnalava una persona in preda a una crisi nervosa aggirarsi per strada, anche in mezzo al traffico. Probabilmente la disperata richiesta di intervento della sorella era per evitare che l’uomo si facesse del male.

Una volta giunti sul posto gli agenti – come racconta il capo della polizia – avrebbero chiesto più volte ad Alfred Olango (questo il nome della vittima) di calmarsi. Ma all’improvviso questi avrebbe estratto qualcosa dalla tasca dei pantaloni puntandola contro uno degli agenti. Non è ancora chiaro di che oggetto si trattasse, ma non di un’arma, come hanno ammesso gli stessi investigatori. A quel punto, mentre un poliziotto stava per intervenire con un taser, l’agente preso di mira da Olango ha esploso diversi colpi.

Secondo le statistiche – scrive il Washington Post – il 25% delle persone uccise dalla polizia americana riguarda persone con disturbi mentali. E la vittima di San Diego è la numero 716 ammazzata dagli agenti quest’anno. Lo scorso anno furono mille.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)