Petrolio: Putin apre a taglio produzione, unico modo per riequilibrare il mercato

Pubblicato il 10 ottobre 2016 da ansa

Russian President Vladimir Putin (L) shakes hands with head of Russia's top oil producer Rosneft, Igor Sechin (R) as he arrives at Ataturk airport in Istambul, Turkey. Putin is in Turkey to attend the 23rd World Energy Congress and during his visit he is expected to meet with Turkish President Recep Tayyip Erdogan to discuss possible energy and tade agreements.  EPA/ALEXEY DRUZHINYN /SPUTNIK/KREMLIN POOL

Russian President Vladimir Putin (L) shakes hands with head of Russia’s top oil producer Rosneft, Igor Sechin (R) as he arrives at Ataturk airport in Istambul, Turkey. Putin is in Turkey to attend the 23rd World Energy Congress and during his visit he is expected to meet with Turkish President Recep Tayyip Erdogan to discuss possible energy and tade agreements. EPA/ALEXEY DRUZHINYN /SPUTNIK/KREMLIN POOL

ROMA. – Il petrolio schizza ai massimi da un anno dopo che Mosca ha detto di essere disposta a mettere un tetto alla produzione per far risalire il prezzo. “Nella situazione attuale crediamo che un congelamento o una riduzione della produzione di petrolio sia il solo modo di preservare la stabilità del settore energetico e accelerare un riequilibrio del mercato”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, intervenendo al 23/mo World Energy Forum in corso a Istanbul, dove i Paesi produttori lavorano ad una soluzione per ridurre l’eccesso di offerta petrolifera sui mercati.

“La Russia è pronta a unirsi alle misure comuni per limitare la produzione”, ha sottolineato il capo del Cremlino, auspicando che un accordo venga raggiunto a novembre a Vienna nella riunione dell’Opec, di cui tuttavia la Russia non fa parte. Ad ottobre Mosca ha prodotto 11,2 milioni di barili di petrolio al giorno, polverizzando il suo vecchio record.

Il Brent è così volato a 53,73 dollari al barile, top da ottobre scorso e segnando anche il prezzo più alto nel 2016 mentre il Wti, il benchmark americano, è salito a 51,39 dollari al barile, registrando i massimi da giugno. Due settimane fa i Paesi Opec hanno raggiunto un accordo ad Algeri che prevede il taglio delle quote di produzione a 32,5 milioni di barili al giorno.

Il ministro dell’energia saudita, Khalid Al Falih, ha detto ad Istanbul di essere “ottimista” sull’accordo ma un eventuale taglio di produzione da parte dell’Opec non dovrebbe essere “troppo drastico” perché bisogna evitare “uno shock” sui mercati. Proprio l’Arabia Saudita, paese leader nel cartello Opec e principale produttore di petrolio al mondo, negli ultimi mesi ha ammorbidito la propria posizione dopo aver respinto qualsiasi accordo senza la partecipazione dell’Iran.

Teheran il mese scorso si è detta d’accordo con la proposta di ‘congelare’ la propria produzione di petrolio per contribuire a stabilizzare i prezzi sui mercati internazionali, ma ha chiesto una esenzione fino a quando non sarà tornata ai volumi di produzione precedenti alle sanzioni.

Secondo il numero uno di Bp, Bob Dudley, il prezzo dell’oro nero potrebbe salire fino a 60 dollari al barile entro la fine dell’anno per stabilizzarsi su una media di 55 dollari l’anno prossimo. Dall’ultima riunione dell’Opec ad Algeri a fine settembre il prezzo del petrolio è aumentato di oltre il 15%. Tuttavia il grande ostacolo che resta è decidere in che modo spalmare il taglio alla produzione tra i membri del cartello.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)

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