McDonald’s a San Pietro, la rivolta dei cardinali

Pubblicato il 13 ottobre 2016 da ansa

McDonald's a San Pietro, "rivolta" dei cardinali

McDonald’s a San Pietro, “rivolta” dei cardinali

CITTA’ DEL VATICANO. – Non ci sono solo i residenti di Borgo Pio a ribellarsi contro la prossima, prevista apertura di un nuovo McDonald’s nel tipico rione romano a due passi da Piazza San Pietro. Lo sbarco, ancora in cantiere, del colosso americano dei fast-food in un locale da tempo sfitto di un palazzo di proprietà del Vaticano, che si estende su Borgo Pio da un lato e su via del Mascherino dall’altro, irrita parecchio anche i cardinali che lì risiedono.

E non solo per i motivi legati alla protesta di commercianti ed esercenti della zona che temono che l’apertura del fast-food stravolga i connotati all’impostazione tradizionale del rione. Ma soprattutto per il trattamento che hanno subito dall’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica, l’ente vaticano proprietario dell’immobile che ha chiesto un contributo spese ai porporati-inquilini.

Tutto nasce da una lettera spedita quest’estate agli inquilini dello stabile con ingresso in piazza della Città Leonina, tra cui i cardinali Gianfranco Ravasi, Giuseppe Versaldi, Gilberto Agustoni, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Dario Castrillon Hoyos e Manuel Monteiro de Castro, con cui l’Apsa comunicava loro che gli sarebbe stato decurtato dall’indennità il costo di “lavori in corso” nello stabile.

Questo perché nel frattempo, con una trattativa riservata, l’Apsa aveva concordato l’affitto del locale di 538 metri quadri, da tempo sfitto dopo essere stato lasciato libero anni fa da una banca, alla società McDonald’s Development Italy con un canone che si aggira intorno a qualche decine di migliaia euro mensili, di tre volte superiore alle ultime offerte che l’Apsa aveva ricevuto.

Perché la McDonald’s possa però effettivamente aprire i battenti e sfornare i suoi famosi hamburger, l’Apsa ha dovuto predisporre lavori, oltre che di ristrutturazione, anche per la realizzazione di una canna fumaria. Struttura necessaria, che si è potuta costruire sfruttando un vano ascensore presente nell’edificio ma inutilizzato.

Nell’adiacente ala dello stesso stabile risiedono altri cardinali, come Gerhard Ludwig Mueller (nell’appartamento abitato prima di lui da Joseph Ratzinger), Lorenzo Baldisseri, Angelo Amato, Walter Kasper, Mauro Piacenza, ma loro non sono stati interessati dalla richiesta di contribuire ai lavori.

Allo stato attuale, tra l’altro, l’edificazione della canna fumaria rappresenterebbe un ipotetico abuso edilizio, dal momento che la normativa italiana non consente strutture di quel tipo nel rione Borgo Pio e l’immobile, anche se di proprietà vaticana, non gode dell’extraterritorialità poiché i suoi locali non sono adibiti ad uso ufficio ma ad uso abitativo.

Ecco che dunque l’Apsa, per coprire il costo dei lavori straordinari, ha pensato bene di farlo con una decurtazione dall’indennità dei cardinali residenti nello stabile. Una modalità che non è andata giù ai porporati interessati che si sono lamentati non tanto, dicono, per la spesa imprevista, quanto per il modo in cui si è voluto procedere. In sostanza, a loro dire, senza avere avuto la cortesia di consultarsi con loro e discutere della questione. Insomma, l’Apsa incassa (l’affitto) e i cardinali pagano.

Intanto è bufera anche a Firenze per l’apertura di un McDonald’s nella storica piazza del Duomo. La multinazionale ha fatto ricorso al Tar con la richiesta di sospendere e annullare il Regolamento Unesco approvato dal consiglio comunale il 18 gennaio scorso che, di fatto, le ha impedito di aprire il suo punto vendita. La catena chiede inoltre 18 milioni di risarcimento per il mancato incasso, più i danni di immagine, ancora da quantificare.

(di Nina Fabrizio/ANSA)

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