Parte countdown, gli ultimi 100 giorni di Obama alla Casa Bianca

Parte countdown,ultimi 100 giorni Obama Casa Bianca
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WASHINGTON. – No, nella West Wing alla Casa Bianca non è stato affisso un grande orologio che segna il tempo che passa. Lo ha detto il portavoce dell’amministrazione Obama Josh Earnest ai giornalisti che gli chiedevano quale fosse il clima dietro quei pannelli che separano la briefing room dalle ‘sale operative’ adesso che il conto alla rovescia è partito con la presidenza di Barack Obama entrata nei suoi ultimi 100 giorni.

Un periodo che si chiuderà con il passaggio di consegne dell”inauguration day’ il 20 gennaio 2017 quando giurerà il 45/mo presidente degli Stati Uniti. In queste settimane, Barack Obama intende mantenere lo stesso approccio degli ultimi sette anni e mezzo, ha detto Earnest, con l’obiettivo di “trarre il meglio da ogni opportunità che resta, per usare i poteri che il ruolo gli conferisce a favore degli interessi di questo Paese, nella lotta per le famiglie della classe media, e per mantenere il Paese al sicuro”.

Che Obama non intenda starsene con le mani in mani lo ha dimostrato lui stesso con i fatti, chiarendo di non aver alcuna voglia di fare l”anatra zoppa’. La sua voce è risuonata forte e chiara a più riprese e su più temi, così come le sue decisioni. Perché se negli ultimi mesi di presidenza firmare più ordini esecutivi è considerato normale così come la concessione di grazie e pene commutate, per ciascuna delle sue decisioni Barack Obama in questi ultimi tempi ne ha enfatizzata la valenza politica.

Si pensi alla nomina del successore per il posto dello scomparso Antonin Scalia (giudice conservatore) alla Corte Suprema, Marrick Garland, che deve essere approvata dal Senato e che è stata una chiara presa di posizione politica, una sfida, nonché l’ennesimo rimprovero severo all’opposizione dura e paralizzante del Congresso con cui il presidente ha convissuto nel suo ultimo mandato.

Ma anche la nomina dell’ambasciatore americano a Cuba (anche questa in attesa di ratifica del Senato) che ha voluto a sigillo del processo di riavvicinamento tra i due Paesi, che è altrettanto significativa su quanto il 44/mo presidente tenga a lasciare il segno, a lasciare la sua eredità.

Un lascito in cui però restano diversi capitoli incompiuti, a partire dalla mancata chiusura di Guantanamo ai dubbi circa il Tpp e il Ttpi, accordi di libero scambio con Europa e Asia. Il secondo con davvero poche speranze ormai di decollo, mentre sul primo spera ancora.

Molto del tempo rimasto però, almeno fino all’election day l’8 novembre, Barack Obama intende dedicarlo alla campagna elettorale a favore di Hillary Clinton. Per “un successore impegnato sugli stessi principi e valori” che hanno guidato l’azione di Obama presidente, ha aggiunto Earnest, senza mancare dimenticare però la chiosa istituzionale: il presidente si adoperrà inoltre per assicurare una agile transizione per il suo successore “a prescindere da chi sarà”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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