Gesuiti: padre Sosa, principale sfida è riconciliare l’umanità

Pubblicato il 18 ottobre 2016 da ansa

Conferenza stampa di padre Sosa - AFP

Conferenza stampa di padre Sosa – AFP

ROMA. – “Quella dei Gesuiti è una spiritualità che ti mette in contatto sia con Gesù incarnato sia con il mondo reale e i suoi conflitti: i Gesuiti sono stati sempre presenti nelle frontiere, hanno cercato di essere lì dove dare testimonianza del Vangelo”. Ricordando la “profondità spirituale” e la “santità” incontrata tra i confratelli della Compagnia di Gesù, non solo preti ma anche laici, tra i quali ha maturato la vocazione, il nuovo preposito generale padre Arturo Sosa, 30/mo successore di Ignazio di Loyola ha sintetizzato così il senso della presenza nel mondo del maggiore ordine religioso della Chiesa.

Padre Sosa, 68 anni, venezuelano, ha incontrato i giornalisti nella stessa sala della 36/ma Congregazione generale dove venerdì scorso è stato eletto: Congregazione che ora andrà avanti per deliberare le linee di governo della Compagnia e scegliere i principali collaboratori del ‘generale’.

“Sto bene, sono sereno. Sono molto sorpreso e nello stesso tempo grato al Signore”, ha esordito il primo non europeo a capo della Compagnia in 500 anni di storia. “Sento di aver bisogno di aiuto, non è una cosa che posso fare da solo. Del resto, questa è la Compagnia di Gesù e quindi confido che Gesù stesso se ne faccia carico. Da parte mia, spero di non porre troppi ostacoli. E poi mi fido dei miei compagni”.

Sosa ha ringraziato il suo predecessore, lo spagnolo padre Adolfo Nicolas, dimessosi a 80 anni, che ora andrà nelle Filippine come padre spirituale di un centro pastorale: “Mi tocca molto la sua libertà e il suo desiderio di continuare la sua missione come semplice gesuita”.

Nella discussione sull’agenda di governo e sugli orientamenti del futuro prossimo della Compagnia, “non ridiscuteremo il senso della nostra missione oggi: il servizio della fede e la promozione della giustizia, tenendo conto della diversità culturale e del dialogo”, ha detto.

Le priorità già fissate dalla 35/ma Congregazione “rimangono attuali, come il dialogo interreligioso, la questione dei rifugiati e dei flussi migratori, le situazioni di crisi dovute alle mutate condizioni economiche, la povertà, il ruolo delle case internazionali”.

Sosa ha ricordato di aver incontrato molte volte papa Francesco, il Papa gesuita, fin dalla 33/ma Congregazione generale del 1983, e poi per il ruolo ricoperto negli ultimi due anni come responsabile a Roma delle case internazionali.

“E’ facile entrare in comunicazione cordiale con lui”. Quanto alla definizione di “Papa nero” ha detto che non gli piace, che non la trova in linea con il voto dei Gesuiti di non aspirare a cariche ecclesiastiche. “Cerchiamo di lavorare a un altro livello di servizio, aiutando Papa e vescovi”.

E nonostante le dimissioni degli ultimi tre padri generali (Arrupe per malattia, Kolvenbach e Nicolas agli 80 anni di età), ha spiegato che la Compagnia continuerà a eleggere il suo generale “a vita”: il criterio è che sia capace di gestire la complessità del governo. Per questo vigilano gli assistenti e l’ammonitore.

Ma qual è oggi la sfida principale della Compagnia? “Dalle risposte giunte da tutte le province del mondo, la parola più ricorrente è ‘riconciliazione’. In tutte le regioni del mondo si sente questa ferita profonda della divisione, dei conflitti, anche molto gravi come in Siria o altri di cui non si parla”.

“Questa – ha aggiunto Sosa – è la chiamata alla riconciliazione. Non si può andare avanti se non si vive in pace, anche col creato, come dice papa Bergoglio. Per noi la sfida è vedere come poter contribuire alla riconciliazione tra gli esseri umani, che è anche riconciliazione con Dio e col creato”.

Parlando di “ricerca dell’impossibile”, ha detto che la Compagnia si poggia su due “gambe”: la “fede in Dio che ci invita a fare quello che speriamo”, anche se sembra impossibile. “Quando fai l’analisi storica del mondo puoi anche diventare pessimista. Di fronte al potere economico, al narcotraffico, al commercio delle armi, al traffico delle persone, i poteri sono così forti che sembrano imbattibili. Ma noi diciamo che è possibile costruire un mondo diverso dove tutti sono trattati come persone e possono avere cibo, casa, scuola”.

La seconda è la “profondità intellettuale”: “se non cerchiamo di approfondire la conoscenza scientifica e culturale per capire cosa succede non è possibile che l’impossibile accada”. Per questo la Compagnia investe tanto nella formazione dei gesuiti e nell’apostolato educativo.

Sulla presenza in Cina, “impegno speciale”, Sosa ha ricordato infine il lavoro su due fronti: i 10-12 gesuiti che insegnano nelle università lingue, economia e scienze sociali, senza fare lavoro pastorale, cosa che invece accade a Taiwan, Hong Kong e Macao con la formazione teologica e spirituale di circa un centinaio di seminaristi.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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