Migranti: in 10 mesi 20 mila bimbi non accompagnati

Pubblicato il 18 ottobre 2016 da ansa

US actress Susan Sarandon carries a refugee child at the east coast of Lesvos island, Greece, 18 December 2015, at the spot where boats with migrants arrived. The actress and activist witnessed first-hand the refugees arrival and particularly helped children to change their soaked clothes, socks and shoes and supported the volunteers and the non-governmental organizations in the reception of the migrants and refugees.  EPA/PANAGIOTIS BALASKAS

US actress Susan Sarandon carries a refugee child at the east coast of Lesvos island, Greece, 18 December 2015, at the spot where boats with migrants arrived. The actress and activist witnessed first-hand the refugees arrival and particularly helped children to change their soaked clothes, socks and shoes and supported the volunteers and the non-governmental organizations in the reception of the migrants and refugees. EPA/PANAGIOTIS BALASKAS

ROMA. – Da gennaio ad ottobre 2016 oltre 20.000 bambini non accompagnati o separati dai genitori sono arrivati in Italia via mare. Questo dato già da solo supera il numero di bambini arrivati in Italia nel 2015, 16.500; di questi 12.300 erano bambini non accompagnati e separati. A renderlo noto è l’Unicef secondo il quale il numero di bambini rifugiati e migranti arrivati in Italia nel 2016 ha raggiunto livelli senza precedenti. Tra gli ultimi bambini rifugiati e migranti arrivati ci sono 3 neonati, due dei quali nati su una nave della Guardia Costiera Italiana nel Mediterraneo Centrale e uno al porto.

Nei soli primi 9 mesi del 2016 dunque il numero di bambini arrivati via mare è stato più alto dell’anno scorso. Quest’anno oltre il 90% dei bambini ha viaggiato da solo, mentre nel 2015 i minori non accompagnati erano il 75%. Sempre nel 2016 c’è stato anche un incremento di bambini che provengono dall’Egitto, anche se la maggior parte proviene ancora dall’Africa Occidentale.

La situazione dei bambini rifugiati e migranti in Italia è sempre più critica – denuncia l’Unicef – e il sistema di protezione italiano è al limite. “Ogni settimana centinaia di bambini arrivano qui, ognuno di loro ha esigenze reali e urgenti: dai neonati agli adolescenti che viaggiano da soli e che non sanno che cosa li aspetta in un paese che non conoscono”, spiega Sabrina Avakian, Child protection officer dell’UNICEF.

“Molti bambini hanno subìto profondi traumi a causa del viaggio, hanno visto affogare persone; alcuni hanno terribili ustioni dovute al carburante sui gommoni; i bambini e le loro madri hanno bisogno di cure specifiche per l’allattamento, tutti loro hanno bisogno di adeguata protezione e di un posto in cui vivere”.

Nel terribile dramma della vita e delle morte in mare, una madre nigeriana è rimasta in stato di shock totale dopo che i suoi due bambini, di 3 e 4 anni, sono scivolati dalle sue braccia e sono affogati durante la traversata dalla Libia.

Fino ad oggi, oltre 3.100 persone sono affogate nel Mediterraneo Centrale, rendendo questo l’anno più pericoloso. Un numero indefinito di bambini è morto in mare. UNHCR, i servizi sociali italiani e l’UNICEF stanno lavorando per accelerare le nomine di tutori e migliorare le condizioni di accoglienza. L’alto numero di minori stranieri ha portato a ritardi significativi – anche di un anno di tempo – nel nominare tutori o garantire supporto legale.

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