L’Ue apre alla Cina, ma affila le armi per la difesa commerciale

Pubblicato il 19 ottobre 2016 da ansa

People walk past an entrance gate of Ditan Park decorated with red lanterns ahead of the Chinese Lunar New Year in Beijing, Tuesday, Feb. 2, 2016. Chinese will celebrate the Lunar New Year on Feb. 8 this year which marks the Year of Monkey on the Chinese zodiac. (ANSA/AP Photo/Andy Wong)

People walk past an entrance gate of Ditan Park decorated with red lanterns ahead of the Chinese Lunar New Year in Beijing, Tuesday, Feb. 2, 2016. Chinese will celebrate the Lunar New Year on Feb. 8 this year which marks the Year of Monkey on the Chinese zodiac. (ANSA/AP Photo/Andy Wong)

BRUXELLES. – Eliminare la ‘lista nera’ dei Paesi senza lo status di economia di mercato, aggirando così il problema della Cina, e legarla al rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale per poter continuare a tutelare le imprese europee con dazi più elevati in stile Usa, in caso di dumping in settori come l’acciaio. E’ la nuova strategia proposta dalla Commissione Ue, per cui è un modo per continuare a tutelare il mercato europeo dall’invasione dei prodotti cinesi ma senza infrangere le regole del Wto. Per altri, invece, è un effetto boomerang che di fatto equivale, come denuncia Confindustria, a concedere lo status di economia di mercato alla Cina.

“La sovraccapacità produttiva è il cancro del commercio mondiale”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue alla crescita Jyrki Katainen, che ha incontrato il vicepremier cinese Ma Kai per illustrargli le nuove misure Ue e definire i dettagli della piattaforma congiunta sull’acciaio che verrà lanciata “presto”.

Rafforzare gli strumenti di difesa Ue e “la questione del protocollo di accesso al Wto della Cina” sono “legati l’uno all’altra”, ha messo in chiaro. La partita è però ancora del tutto aperta, e si giocherà venerdì mattina al vertice Ue dove, oltre all’accordo di libero scambio con il Canada tenuto in ostaggio dalla Vallonia, atterrerà sul tavolo dei 28 anche il dossier che affila i dazi e che da tre anni è bloccato al Consiglio da diversi Paesi ‘liberisti’, in primis Gran Bretagna, Olanda e Svezia.

La scommessa della Commissione Ue, legando i due dossier, è mettere pressione sui 28 per avere l’ok entro l’11 novembre, alla prossima riunione dei ministri del commercio, al pacchetto sui dazi in tempo per dicembre, quando giungono a scadenza le disposizioni sul calcolo del dumping nei protocolli di adesione della Cina (ma anche di Vietnam e Tagikistan) al Wto.

Il rafforzamento delle difese commerciali Ue, tra l’altro, prevede l’esenzione dalla regola del cosiddetto ‘dazio inferiore’ per i settori vittime di dumping e sovrapproduzione che potrebbe quindi andare a beneficio dell’industria siderurgica. E, con le chiusure degli impianti britannici vittime dalla concorrenza sleale cinese e la Brexit alle porte, anche Londra potrebbe adottare una posizione meno intransigente rispetto al passato sulla questione, su cui finora si è arenato il pacchetto.

Una mossa, però, che per la vicepresidente di Confindustria per l’Europa Lisa Ferrarini è “profondamente sbagliata” e nient’altro che un “maquillage” della concessione dello status di economia di mercato alla Cina. “I due temi non andrebbero mischiati”, ha avvertito, e “il mix fatto non ha senso e va solo a discapito delle imprese” che tra l’altro dovranno sostenere a loro carico l’onere della prova del dumping.

In ogni caso i dazi già applicati e le indagini aperte non verranno toccati da queste proposte e, in caso di stallo, resterà comunque in vigore lo status quo, senza invasioni ‘cinesi’ sul mercato Ue.

(di Lucia Sali/ANSA)

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