Pensioni: Ocse, l’Italia al top per percentuale di contributi previdenziali

Pubblicato il 05 dicembre 2016 da ansa

inps

ROMA. – L’Italia resta al top tra i Paesi dell’Ocse per percentuale di contributi previdenziali sulle retribuzioni dei dipendenti privati: la conferma arriva dall’Ocse che con il Pensions Outlook 2016 segnala soprattutto il livello elevato dei contributi a carico delle aziende (23,81%) mentre quelli a carico del lavoratore (9,19%) sono in linea con alcuni grandi paesi come la Francia e la Germania.

L’Ocse sottolinea la necessità di dare maggiori informazioni ai cittadini sul sistema pensionistico e sui rischi di avere redditi da pensione non adeguati a fronte di carriere lavorative brevi e frammentate. In particolare lo studio sottolinea che l’unica soluzione di lungo periodo per avere redditi da pensione più alti è “pagare contributi più consistenti e per periodi più lunghi” e che “il lavoro futuro e la discussione politica si devono contrare su come raggiungere entrambi” gli obiettivi.

L’Ocse nella pubblicazione invita la politica e i Governi a impegnarsi perché le informazioni ai cittadini siano le più vaste e complete possibili, sul pilastro pubblico della previdenza e su quello integrativo. E proprio sulla previdenza integrativa segnala come siano solo sette i Paesi che nel 2015 avevano Fondi integrativi con attività superiori al 100% del Pil (erano quattro all’inizio degli anni Duemila).

L’Italia sul fronte del secondo pilastro, nonostante i passi avanti, resta ancora in fondo alla classifica. I Fondi integrativi italiani hanno attività pari all’8,7% del Pil a fronte del 2,6% degli anni Duemila. In Danimarca le attività dei fondi integrativi superano ormai il 205% del Pil.

Nelle ultime riflessioni sull’Italia l’Ocse aveva segnalato l’importanza delle recenti riforme pensionistiche pur ricordando che la spesa rimaneva elevata. Nel periodo 2010-2015 il nostro Paese – si legge nel Pensions Policy Notes 2015 – l’Italia aveva il secondo più elevato livello di spesa pubblica per pensioni in percentuale del Pil (16% a fronte dell’8,4% della media Ocse).

Inoltre a fronte di una carriera lavorativa stabile e lunga (tra i 20 e i 67 anni) il nostro sistema, grazie all’alto livello dei contributi, permette ai pensionati futuri di ottenere tassi di sostituzione netti dell’81,5% del salario rispetto al 65,8% medio Ocse. Resta invece ancora poco sviluppato il pilastro privato.

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