Ulteriori indagini su Bilal Erdogan, figlio del leader turco, indagato a Bologna per riciclaggio

Bilal, uno dei figli del premier turco Recep Tayyip
Bilal, uno dei figli del premier turco Recep Tayyip

BOLOGNA. – I problemi con la giustizia italiana di Erdogan junior non si possono ancora considerare chiusi. Bilal, uno dei figli del premier turco Recep Tayyip, resta indagato per ricettazione a Bologna, città dove è vissuto per alcuni mesi tra l’autunno del 2015 e la primavera del 2016, per completare un master universitario e dove un giudice ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura il 20 settembre, ordinando ulteriori accertamenti oltre a quelli già compiuti.

Gli inquirenti hanno tempo tre mesi per sentire Murat Hakan Uzan e acquisire da lui, oppositore politico di Erdogan, imprenditore turco rifugiato in Francia e autore dell’esposto che diede il via all’inchiesta, eventuali documentazioni che sarà in grado di produrre.

Nella denuncia Uzan chiedeva di indagare su eventuali somme di denaro portate in Italia, nel trasferimento a Bologna, ventilando che fossero il frutto della ‘Tangentopoli del Bosforo’. Accuse a cui la Guardia di Finanza non aveva trovato alcun riscontro dopo aver compiuto “tutte le attività ragionevolmente e giuridicamente praticabili”, come avevano scritto il Procuratore Giuseppe Amato e i Pm Antonella Scandellari e Manuela Cavallo, nella richiesta di archiviazione.

Oltre a non aver trovato nulla di anomalo sui conti correnti di Bilal, i Pm avevano spiegato nella richiesta al Gip di aver anche cercato di contattare il denunciante per fargli chiarire accuse considerate troppo generiche, ma di aver incontrato la sua indisponibilità.

Poi, però, tre giorni dopo il deposito della richiesta di archiviazione, alla Procura è arrivata una comunicazione del suo legale, l’avvocato Massimiliano Annetta del foro di Firenze, in cui si diceva che Uzan stava recuperando documenti e che poteva essere ascoltato.

L’appunto, allegato agli atti al vaglio del Gip, contrastava col contenuto della richiesta e così questa è stata rigettata. Ora i Pm dovranno cercare nuovamente di incontrare Uzan, magari andando in Francia.

La sorte penale di Erdogan Jr, difeso dall’avvocato Giovanni Trombini, resterà dunque ancora per un po’ in sospeso. In estate, dopo che le indagini su Bilal erano state prorogate e non si sapeva quale sarebbe stato il loro destino, era scoppiato un caso diplomatico: “Se oggi mio figlio tornasse in Italia, potrebbe essere arrestato. Questo potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni. L’Italia si occupi piuttosto della mafia”, aveva detto il padre.

“In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana, non al presidente turco. Si chiama ‘stato di diritto'”, aveva replicato Matteo Renzi.

(di Tommaso Romanin/ANSA)