Le banconote da 100 bs fuori corso, si paralizza l’economia

Pubblicato il 12 dicembre 2016 da Mauro Bafile

Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro

CARACAS – Sorpresa, confusione, preoccupazione. Le banconote da 100 bs. saranno ritirate dalla circolazione. Il provvedimento del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, ha paralizzato per un giorno il commercio in Venezuela. Con le istituzioni finanziarie chiuse, per la festività stabilita dal calendario bancario, e con i negozi contrari ad accettare qualunque pagamento con banconote da 100 bs., l’economia del Paese, già tanto provata dalla crisi economica, ha sofferto un’ulteriore brusca frenata; frenata che probabilmente si estenderà per qualche giorno o, almeno, fino al 15 dicembre, data prevista per l’emissione nel torrente monetario delle nuove banconote da 500 bs.

Il fenomeno non deve stupire. Stando alle cifre della stessa banca centrale, le cartemonete da 100 bs. rappresentano il 48 per cento del denaro in circolazione. L’economia, quindi, funzionerà nei prossimi giorni con il 50 per cento del denaro. Avremo 72 ore di tempo, dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, per liberarci delle vecchie banconote, depositandole nei conti correnti o di risparmio. Si prevedono, nei prossimi giorni quindi, lunghe file davanti agli sportelli delle istituzioni bancarie. Ma non tutti riusciremo a depositare il nostro denaro. Dopo le prime 72 ore, avremo 10 giorni per farlo presso la banca centrale. Da oggi, la banconota di più alta denominazione, sarà quella da 50 bs., l’equivalente ad un centesimo di dollaro.

Il governo ha giustificato il provvedimento denunciando un attacco permanente alla moneta e all’economia del Paese. Le banconote da 50 e 100 bs. sono “acquistate” a Cucuta e a Maicao, città di frontiera in Colombia, al 150 per cento del loro valore nominale. Cioè, a 75 e 150 bs. E tutto per un complicato sistema speculativo che è riuscito a trasformare la svalutazione della moneta venezuelana in un grosso giro d’affari. In Colombia, per una risoluzione che pare risalga al 2000, il tasso di cambio della moneta venezuelana, nella frontiera, è stabilito dalle istituzioni “ad hoc”. Cioè, le case di cambio. Un esempio pratico per semplificare la spiegazione. Supponiamo che a Cucuta per una banconota di 100 bs. si ricevono 2 pesos mentre a Bogotá la banca centrale ne consegna 10 per la stessa cartamoneta venezuelana. Supponiamo ancora che con 10 pesos si ottengono 2 dollari che in Venezuela permettono di ottenere 50 banconote da 100 bs., una somma sufficiente per ottenere cartemonete ed acquistarne altre offrendo di pagarle più del loro valore nominale. Il tutto, con un lauto guadagno. Il circolo vizioso si ripete all’infinito creando un effetto centrifuga che stimola il contrabbando di banconote da 100 bs., ed anche da 50, verso la Colombia.

Il provvedimento del governo è solamente un’aspirina che non risolve il problema all’origine: lo squilibrio tra il tasso di cambio previsto dai controlli stabiliti artificialmente e quello, invece, che impongono le leggi naturali del mercato. Il capo dello Stato ha denunciato un attacco alla nostra economia; un attacco, a sua detta, sferrato dal grosso capitale nazionale, dall’imperialismo e dalla solita “destra” oligarca e reazionaria. Potrebbe anche essere vero. Ma, oltre alle denunce di un presunto boicotto e un possibile complotto ai danni del Paese, non pare che faccia nulla per ristabilire gli equilibri macroeconomici.

La decisione del capo dello Stato, di ritirare dalla circolazione le banconote da 100 bs., avviene in un periodo, quello natalizio, durante il quale la quantità di denaro in circolazione tradizionalmente si moltiplica e i venezuelani sono impegnati nei pochissimi acquisti tradizionali che il magro stipendio e l’inflazione galoppante ancora permettono.

Probabilmente il ritiro dalla circolazione delle banconote da 100, che saranno sostituite per il momento da quelle da 500 bs. permetterà di ridurre il circolante. Cioè il denaro in possesso dei venezuelani. Quindi, almeno in teoria, di frenare l’inflazione. Ma l’effetto iniziale, se non si applicheranno parallelamente provvedimenti economici coerenti e non populisti, si trasformerà in sale e acqua.

L’immissione nel torrente monetario di banconote di maggior denominazione è il tacito riconoscimento dell’inflazione che se quest’anno il Fondo Monetario Internazionale stima in 760 per cento, nel prossimo, secondo le proiezioni, arriverebbe a sfiorare il 2000 per cento. Il Paese, quindi, s’incammina verso il sentiero dell’iperinflazione che impoverirà ancor più la classe media e stimolerà la “fuga dei cervelli” e non solo; insomma, un’ondata di emigrazione delle nuove generazioni alle quali oggi il Paese nega un futuro di benessere.
Se nell’ambito economico la situazione del Paese appare sempre più complicata, il panorama in quello politico non si presenta meno complesso. Il “Tavolo del dialogo” è moribondo. Solo un improbabile miracolo potrebbe salvarlo. Il governo, dalla sua trincea, continua ad attaccare l’Opposizione la cui posizione è oggi assai debole e delicata. Non ha strumenti per far valere le proprie aspirazioni. Deve quindi sperare nella pressione internazionale e in quella interna, che però dovrà esercitare con prudenza ed estrema attenzione per non creare un clima di frustrazioni, delusioni e demoralizzazione. Insomma, di profonda sfiducia.

Il prossimo anno, quindi, sarà difficile e delicato. La vicinanza delle elezioni amministrative, qualora il governo non decida de rimandarle ulteriormente nonostante la Costituzione sia tassativa al riguardo, pone “chavistas” e Opposizione di fronte ad una grande sfida che potrebbe essere decisiva per il futuro del Paese e del Governo e un detonatore di cambi nell’ambito economico e politico.

Bafile Mauro

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