Prima fiducia Gentiloni, responsabilità finché ci sono i numeri

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Il risultato finale del voto di fiducia al governo Gentiloni all'interno dell'aula della Camera, Roma, 13 dicembre 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Il risultato finale del voto di fiducia al governo Gentiloni all’interno dell’aula della Camera, Roma, 13 dicembre 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Comincia dove aveva finito Paolo Gentiloni, “rivendicando” la continuità con il governo Renzi e presentando il suo come di “responsabilità” finchè avrà la fiducia del Parlamento. Con 368 sì e 105 no, in un’aula della Camera semideserta per l’Aventino di M5S e Lega e l’assenza nel voto dei verdiniani – domani si replica al Senato – parte l’esecutivo guidato dall’ex ministro degli Esteri che mette in cima all’agenda come il lavoro, il disagio del ceto medio, il rilancio per un’Ue meno austera.

Ma non la legge elettorale, per la quale il governo non avrà un ruolo di “attore protagonista” ma di facilitatore di un’intesa tra i partiti che venga in tempi rapidi perchè, avverte il Pd, “non accetteremo pantani” per allungare la legislatura. Da parlamentare navigato, Gentiloni sa come rivolgersi alle Camere per evitare, sin dall’inizio del mandato, il Vietnam parlamentare.

L’unica citazione è per rispondere in modo garbato all’accusa di non aver riconosciuto la sconfitta al referendum: “La canzone diceva ‘se stasera sono qui’ – afferma citando Tenco – Ecco, se stasera sono qui è perché abbiamo riconosciuto le ragioni della sconfitta e il premier si è dimesso”.

L’unico attacco è per mettere all’indice l’incoerenza dei grillini, che chiedono la sovranità del popolo e non riconoscono le istituzioni: “I super Paladini del Parlamento non sono qui, facciamola finita con l’escalation di violenza nel dibattito. Le Camere non sono un social network”, chiede tenendo fede all’impegno con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rasserenare il clima dopo la battaglia referendaria.

Nel giorno della prima fiducia a Montecitorio – domani sarà votata la fiducia al Senato dove i numeri sono più stretti – tutti i ministri arrivano alla spicciolata: spicca la giacca rossa del neoministro Anna Finocchiaro, i ministri riconfermati preferiscono il grigio o il nero.

Tranne uno striscione di Fdi per il “voto subito” e uno dei leghisti con il primo articolo della Costituzione, il discorso, il dibattito e anche il voto scorrono senza intoppi: dalla mattinata M5s e Lega restano fuori dall’Aula, salvo la dichiarazione di voto, Ala-Sc non vota la fiducia e annuncia “l’appoggio a singoli provvedimenti che riterranno utili”.

Un’uscita dalla maggioranza che complicherà il cammino del nuovo governo solo al Senato. Ma che non turba i sonni di Gentiloni, consapevole della durata limitata, sulla carta e nelle intenzioni dello stesso Pd, dell’esecutivo. Ma non meno intenzionato ad incidere, mettendo al centro “la parte più disagiata della classe media alla quale – ammette – finora a mio avviso non abbiamo dato risposte pienamente sufficiente”.

In continuità con Renzi, l’obiettivo di incidere di più sulla ripresa “ancora lenta”, pur nella consapevolezza che l’Italia “ha un’economia forte come dimostrano le profezie sbagliate di apocalisse in base all’esito del referendum”. E di “garantire la stabilità degli istituti” sulla quale l’esecutivo è pronto ad intervenire quando ci sarà bisogno.

Giovedì Gentiloni avrà il battesimo all’estero partecipando al consiglio europeo. E la linea non cambia: “Avremo – assicura – una posizione molto netta: non è accettabile che passi di fatto il principio di un’Ue troppo severa su alcuni aspetti dell’austerity e troppo tollerante verso paesi che non accettano di condividere responsabilità comuni” sui migranti.

Parole che trovano d’accordo tutti i partiti. Ma è soprattutto quell’invito a “convergenze più larghe sui singoli provvedimenti”, dopo aver ricevuto il niet per un governo di responsabilità nazionale, che dà alle opposizioni, in primis a Forza Italia, la sensazione di un governo più attento alle ragioni del Parlamento.

Non vede, invece, discontinuità Pier Luigi Bersani: “Stamattina entrando qui mi è venuto in mente Giovanni Pascoli: ‘C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico’”, dice l’ex segretario che vota la fiducia ma è pronto a valutare i singoli provvedimenti.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)