Mattarellum in campo, ma i partiti pensano alla Consulta

Assemblea nazionale del Partito Democratico
Assemblea nazionale del Partito Democratico (Foto Roberto Monaldo / LaPresse18-12-2016)
Foto Roberto Monaldo / LaPresse18-12-2016

ROMA. – La mossa di Matteo Renzi di chiudere l’Assemblea del Pd con un rilancio sul Mattarellum è “comunque positiva” perché, dopo la sconfitta referendaria, gli dà l’occasione di tentare di ricompattare il partito e di tornare a dettare l’agenda parlamentare, rimettendosi al centro della scena politica. Ma è molto difficile che alla fine sia questo il modello elettorale con il quale gli italiani saranno richiamati alle urne alle prossime politiche.

E non solo per il no deciso che è già arrivato da Forza Italia e dal M5S, ma anche perché non piace affatto ad Alfano e ai suoi. E, soprattutto, perché per rendere nuovamente applicabile il Mattarellum ci vorrebbe tempo. Più di quello che Renzi ha detto di esser disposto ad aspettare per tornare al voto. E’ questa la lettura che, all’indomani della convocazione degli stati generali Pd, circola con maggiore insistenza in ambienti parlamentari della maggioranza e nel centrodestra.

Per disegnare i nuovi collegi, infatti, anche alla luce dell’ultimo censimento, “ci vorrebbero tra i 6 e gli 8 mesi”, come osservano alcuni tecnici della maggioranza. Tempi che rischiano di allungarsi nel caso in cui le percentuali previste nel Mattarellum (assegnazione 75% dei seggi con il maggioritario a turno unico, 475 per la Camera e 232 per il Senato, e del 25% con il proporzionale) dovessero eventualmente cambiare, come chiedono anche alcuni centristi, invertendosi o riducendosi.

E anche se la proposta di ripartire dalla legge del ’93 che porta il nome dell’attuale Capo dello Stato raccoglie il consenso di Fratelli d’Italia e della Lega, con Salvini che si dice pronto sin da ora a votarla con il Pd facendo parlare mezzo partito di “passo significativo”, è molto probabile che alla fine non se ne farà nulla. E che si ripartirà dalle modifiche che la Corte Costituzionale apporterà a fine mese (il 24 gennaio dovrebbe essere una prima udienza) all’Italicum.

La Consulta sarà chiamata ad esprimersi solo sui punti sollevati dai ricorsi dei Tribunali di Messina e Torino che riguardano: l’attribuzione del premio in seguito al ballottaggio tra le due liste più votate al primo turno; la libertà di scelta del capolista eletto in più collegi. “Basta rendere applicabile quanto deciso dalla Corte – si spiega tra i Dem – e si può tornare subito al voto”.

Ma, nell’attesa, il fatto di aver messo sul tavolo il “Mattarellum”, legge che consentì a Prodi di battere per due volte Berlusconi, viene letta come un modo di Renzi di non restare fermo, di riaprire il dibattito e di “andare a vedere le carte”. Cioè di far vedere plasticamente chi ci sta a fare cosa.

In caso di “no” definitivo da parte di forze come FI e M5S, il segretario avrebbe gioco facile di dire “Vedete? Io con il Mattarellum ci ho provato, ma gli altri non ne hanno voluto sapere…” e quindi non resterebbe che toglierlo di mezzo e ripartire dall’Italicum riveduto e corretto.

Il Mattarellum, inoltre, applicato a una realtà politica tripolare, sottolineano Dem al Senato, “alla fine darebbe un risultato sostanzialmente proporzionale obbligando le varie forze a mettersi d’accordo, solo in Parlamento e solo dopo il voto, sul governo da fare, ricorrendo ai soliti rapporti di forza, visto che nessuno riuscirebbe ad ottenere una maggioranza che gli consenta di governare da sola”. E dunque “non si risolverebbe alcun problema”.

Ma nel frattempo, ognuno dà la sua ricetta. Secondo Pisapia, ad esempio, ok il Mattarellum, ma “i collegi dovrebbero essere ancora più piccoli” per far “scegliere il parlamentare che si conosce”. Mentre per Gasparri la legge maggioritaria per eccellenza “è fuori dal tavolo” e l’ipotesi più probabile “è l’Italicum a turno unico”.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)