Papa: le condizioni dei detenuti siano degne

Dolore del Papa per il massacro di Manaus. Le carceri siano luoghi di rieducazione e reinserimento sociale --------------------------------------------------------------------------------------
Dolore del Papa per il massacro di Manaus. Le carceri siano luoghi di rieducazione e reinserimento sociale
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CITTA’ DEL VATICANO. – “Rinnovo l’appello – ha detto il Papa dopo aver ricordato il massacro nel carcere brasiliano di Manaus, con decine di morti per uno scontro tra bande rivali – perché gli istituti penitenziari siano luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, e le condizioni di vita dei detenuti siano degne di persone umane”. Dopo alcuni secondi di silenzio, ha invitato a pregare una Ave Maria per i detenuti di tutto il mondo.

L’appello di papa Francesco è giunto al termine della prima udienza generale del 2017, tenuta nell’aula Paolo VI, davanti a circa seimila persone. Nella udienza papa Bergoglio ha continuato le sue catechesi sulla speranza cristiana, mettendola oggi in rapporto con il dolore, in particolare quello delle madri che hanno perso i figli.

Di fronte al dolore, ha consigliato ai fedeli Papa Francesco, se non siamo capaci di dire parole dal cuore e non dalla testa, “meglio il silenzio, la carezza, il gesto, niente parole”. Ha parlato della figura di Rachele, madre di Giacobbe e Beniamino e morta nel dare alla luce Beniamino, che il profeta Geremia descrive ancora viva, mentre piange per il suo popolo in esilio.

Dio, spiega il Papa, ascolta il pianto di Rachele e le sue lacrime “hanno generato speranza. Questo – sottolinea il Pontefice – non è una cosa facile da capire, ma è vero, tante volte nella vita le nostre lacrime seminano speranza, sono semi di speranza”.

Il rifiuto di Rachele di essere consolata, ha spiegato, “esprime la profondità del suo dolore e l’amarezza del suo pianto. Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore.

Ogni madre – ha commentato il Papa – sa tutto questo; e sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio, inconsolabili davanti a una morte impossibile da accettare. Rachele racchiude in sé il dolore di tutte le madri del mondo, di ogni tempo, e le lacrime di ogni essere umano che piange perdite irreparabili”.

(giovanna.chirri@ansa.it)